
L’emittente pubblica francese, France Télévisions (France • tv), ha confermato quest’oggi la propria partecipazione alla 70ª edizione dell’Eurovision Song Contest 2015 che si si svolgerà presso la Wiener Stadthalle a Vienna, in Austria, dal 12 al 16 maggio 2026.
In una dichiarazione sui social media, l’emittente pubblica francese ha dichiarato: “France Télévisions è lieta di confermare la propria partecipazione all’Eurovision Song Contest 2026, il 16 maggio a Vienna, insieme agli altri membri del servizio pubblico dell’EBU. Il gruppo ribadisce il suo sostegno alla creazione musicale, agli artisti e a questo evento unico.”
France Télévision non ancora specificato quale sarà il metodo di selezione del rappresentante e della canzone francese per l’ESC 2026. Negli anni, France Télévisions ha optato per un processo di selezione interna per scegliere i suoi concorrenti dell’Eurovision Song Contest, un metodo utilizzato per le ultime tre edizionidopo aver tenuto una selezione nazionale televisiva tra il 2018 e il 2022. Ulteriori dettagli veranno rilasciati nei prossimi mesi.
Così la Francia si unisce all’elenco dei 28 paesi che finora hanno confermato la loro intenzione di partecipare alla prossima edizione dell’Eurovision Song Contest 2026: Albania, Australia, Austria (organizzatore), Azerbaigian, Cipro, Danimarca, Germania, Grecia, Israele, Lettonia, Lituania, Lussemburgo, Malta, Montenegro, Norvegia, Cechia, San Marino, Serbia, Svezia, Svizzera e Regno Unito.
Di questi 28 paesi ben 6, provvisoriamente hanno dichiarato il ritiro dalla manifestazione qualora a Israele fosse stato consentito di partecipare, nonostante un’iniziale conferma: Finlandia, Irlanda, Islanda, Paesi Bassi, Slovenia e Spagna. La decisione relativa alla partecipazione di questi paesi sarà presa dopo la prossima assemblea generale EBU/UER, prevista per il 4 e 5 dicembre 2025.
Non a caso, l’EBU-UER ha comunque spostato la scadenza alle emittenti per la conferma della partecipazione da settembre a metà dicembre, per ritirarsi senza pagare la penale e permettendo a loro di prendere una decisione definitiva solo dopo che sarà stato stabilito se Israele parteciperà o meno.
Francia è stata rappresentata nella scorsa edizione tenutasi a Basilea dalla cantante, attrice e doppiatrice francese Louane, nota anche come Louane Emera, pseudonimo di Anne Edwige Maria Peichert, con il brano “Maman”, pubblicato l’8 novembre 2023. L’emittente pubblica pubblica France Télévisions ha annunciato di avere selezionato internamente Louane per rappresentare la Francia all’Eurovision Song Contest 2025 a Basilea. Nel mese di marzo successivo, ha eseguito in anteprima il suo brano eurovisivo, “Maman”, durante l’intervallo della partita di rugby Francia-Scozia del torneo Sei Nazioni, allo Stade de France di Parigi. Durante la finale eurovisiva, si è classificata al settimo posto complessivo con 230 punti; inoltre è stata insignita di due premi speciali assegnati prima della finale: i Premi Marcel Bezençon della stampa e per il miglior contributo artistico.
Il Paese ha partecipato a quasi tutte le edizioni dell’Eurovision Song Contest (67 partecipazioni), eccetto due volte: nel 1982 e nel 1974, quando si ritirò a causa del lutto nazionale proclamato per la morte del presidente Georges Pompidou nella settimana del concorso. Se la francia avesse partecipato, sarebbe stata rappresentata da Dani con la canzone “La vie à vingt-cinq ans”) e nel 1982 (TF1 ha rifiutato di partecipare).
La Francia fa parte dei Big Five (assieme a Spagna, Germania, Regno Unito e Italia) e dunque accede di diritto alla serata di finale.
Nel 2009, la Francia è tornata a piazzarsi tra le prime 10 posizioni con una delle sue cantanti più famose e apprezzate, Patricia Kaas, mentre l’anno dopo è finita al 12º posto. Nel 2021 la Francia si è piazzata al 2º posto.
Nel 1999, France 3 dovette trasmettere la manifestazione in quanto su France 2 era in onda una partita di rugby; da allora il canale pubblico regionale francese ha sempre trasmesso l’evento con risultati alterni (ad esempio, nel 2007 registrò un misero 10% di share) fino al 2014, quando è tornata in onda sul canale principale. Dal 2005 al 2010, la semifinale di competenza è stata trasmessa su France 4, poi dal 2011 al 2015 su France Ô mentre dal 2016 sono entrambe trasmesse da France 4.
Aggiornamento: Dunque Francia è la terza big su 5 dopo Germania e Italia che conferma la presenza, la Spagna come è noto ha già detto che non parteciperà se sarà in gara Israele mentre il Regno Unito si pronuncerà all’assemblea di Dicembre.
Il quadro attuale … La Polonia aveva già annunciato la partecipazione lo scorso Agosto, con il cambiamento nel processo di selezione, che coinvolgerà X Factor. TVP ha però colto l’occasione di precisare la sua posizione in merito al conflitto dalle colonne del magazine Pudelek. In particolare TVP ha sottolineato che, in qualità di membro dell’EBU, mantiene un dialogo continuo con gli organizzatori e rispetterà qualsiasi decisione finale presa. L’emittente si è inoltre detta fiduciosa “che tale decisione incarnerà i valori fondamentali dell’Eurovision di unità, diversità e tolleranza”. Uno statement che lascia pochi dubbi sulla presenza dell’emittente a Vienna.
Anche SBS aveva già confermato la partecipazione ma in una nota inviata al magazine TV Tonight precisa la sua posizione con riferimento ai fatti in corso a Gaza: “SBS trasmette il concorso di canzoni dell’Eurovision da oltre 40 anni, condividendo questa celebrazione globale della diversità e dell’inclusione con tutti gli australiani. SBS intende continuare questa tradizione con la sua partecipazione all’Eurovision Song Contest 2026.” Nelle scorse settimane SBS aveva ricevuto diverse richieste di boicottaggio dell’evento fra gli altri dal partito dei Verdi e dall’ the Australia Palestine Advocacy Network.
Della Danimarca si era in parte già detto, con DR che aveva lasciato intendere una sua partecipazione a prescindere o meno dalla presenza di Israele. Ora però Gustav Lützhøft, caporedattore di Cultura, dibattiti e musica sottolinea le tre condizioni poste dalla tv. Si parla soprattutto di garantire la sicurezza alle delegazioni: “Ci deve essere un ampio consenso europeo sul concorso, la sicurezza deve essere garantita – questo è ovvio – e poi l’Eurovision deve essere, per quanto possibile, un evento apolitico e libero da interferenze politiche, Se queste tre condizioni saranno soddisfatte, la DR parteciperà come al solito”.
Per DR dunque non è ostativa la presenza di Israele, a meno che non si crei “una condizione diversa”: “Parteciperemo a condizione che vi sia un ampio sostegno da parte degli altri paesi europei. Ed è chiaro che se a un certo punto ci troveremo in una situazione in cui ciò non sarà più possibile, ciò influirà anche sulla partecipazione della DR”.
Alla domanda se la Danimarca quindi sostenga le azioni di Israele a Gaza, Lützhøft precisa: “La partecipazione della DR all’Eurovision non è un sostegno a un singolo paese. È un sostegno a una comunità interculturale in tutta Europa, che esiste da moltissimi anni. Ciò che sta a cuore alla DR è sostenere la democrazia e la coesione sociale, e riteniamo che l’Eurovision sia un ottimo strumento per farlo, tra tutte le altre iniziative e azioni che abbiamo intrapreso. Ecco perché partecipiamo. La situazione è molto tesa in questo momento e sicuramente va tenuta d’occhio. Ci sono molte cose che ci dividono e vogliamo affermare chiaramente che desideriamo far parte di qulla comunità interculturale. Ecco perché diciamo forte e chiaro che parteciperemo”.
E ancora, sull’uso sempre più forte dell’Eurovision Song Contest come strumento di pressione politica: “Ci sono sempre state controversie politiche intorno all’Eurovision. Così come ci sono state controversie politiche intorno a tutti i possibili altri eventi culturali, ai campionati mondiali degli sport e così via. Se Eurovision smetterà di essere un evento culturale e diventerà un evento puramente politico? Se cosi fosse non riesco a immaginarmi in quel contesto”.
Attualmente dunque la situazione vede cinque Paesi contro la partecipazione di Israele, che nasce dall’urgenza di fermare la catastrofe umanitaria per l’invasione israeliana a Gaza e il genocidio del popolo palestinese: Spagna, Irlanda, Islanda, Slovenia e Paesi Bassi con il Belgio che non si è ancora formalmente espresso perché il “no” alla partecipazione è arrivato dalla tv fiamminga VRT ma nel 2026 toccherà a RTBF.
Il fronte del “si” (o comunque della partecipazione a prescindere dalla decisione su Israele) vede a questo punto Italia, Germania, Francia, San Marino, Australia, Polonia, Danimarca, Norvegia, Svezia, Svizzera, Austria, Cipro, Grecia e Azerbaigian.
Non deve sorprendere il si azero, il Paese è fra i pochi di religione musulmana ad avere solide relazioni economiche e politiche con Israele e in Azerbaigian c’è anche la più grande comunità ebraica nei paesi a maggioranza musulmana (fra l’altro come si ricorderà era proprio di religione ebraica uno dei componenti dei Mamagama, ultimi rappresentanti azeri).
Il Portogallo ha diffuso il regolamento del Festival da Canção nel quale la partecipazione del vincitore 2026 all’Eurovision non viene subordinata alla presenza di Israele, ma RTP non si è ancora espressa ufficialmente, nonostante alcuni testimonial “di peso” della richiesta di boicottaggio come Iolanda e Salvador Sobral. Tutte le altre tv non si sono espresse.
Possibile che una svolta possa arrivare dalle proposte attualmente in elaborazione. EBU-UER ha smentito le indiscrezioni circolate nelle scorse ore, ovvero che a KAN, la tv pubblica israeliana sarebbe stato proposto in alternativa lo stop di un anno o la partecipazione sotto “una bandiera neutrale”.
Ma in realtà entrambe le ipotesi, ripotate da Ynet, il più importante giornale online israeliano che cita fonti vicine ad EBU-UER, sembrerebbero avere consistenza. La seconda ipotesi in particolare, spiega il quotidiano, comporterebbe l’esposizione della bandiera dell’emittente KAN, senza esporre quella israeliana.
Ciò sarebbe possibile perché come è noto Eurovision Song Contest è un concorso fra televisioni e non fra Paesi, questo permetterebbe di salvare la partecipazione di KAN, emittente che come spiegato più volte non è affatto il megafono del Governo Netanyahu verso il quale è invece rivolta la protesta internazionale. Il primo ministro infatti ha più volte cercato prima di silenziare e chiudere e poi di privatizzare l’emittente rea a suo dire di aver dato troppo spazio alle proteste antigovernative di quella che ormai è la maggioranza della popolazione israeliana e delle famiglie degli ostaggi ancora nelle mani di Hamas.
Aggiornamento: La Francia conferma la sua presenza all’Eurovision Song Contest 2026 e prende posizione sul tema più discusso delle ultime settimane: la partecipazione di Israele. Il presidente Emmanuel Macron ha infatti respinto con fermezza le richieste di boicottaggio, sottolineando come la musica debba restare un terreno di dialogo e non di esclusione.
Intervistato dalla giornalista israeliana Yonit Levi su Channel 12 News, Macron ha chiarito la sua linea: “Non ho mai adottato questo approccio… Non sono favorevole al boicottaggio perché voglio mantenere un impegno con Israele e credo che Israele sia stata la prima vittima del 7 ottobre. Non sostengo mai un boicottaggio.”
Una presa di posizione netta che si riflette anche nella scelta di France Télévisions, l’emittente pubblica nazionale, di confermare ufficialmente la partecipazione della Francia all’Eurovision Song Contest 2026. Mentre alcuni Paesi europei – tra cui Spagna, Irlanda, Slovenia e Paesi Bassi – hanno minacciato il ritiro qualora Israele fosse ammessa, la Francia sembra muoversi in una direzione opposta. Come Regno Unito, Malta e Australia, Francia considera l’Eurovision Song Contest un evento culturale, non politico.
La tempistica della conferma francese è significativa, arriva proprio nei giorni in cui la Spagna ha annunciato la sua intenzione di ritirarsi. Inoltre, la storia mostra come la Francia sia il Paese che ha assegnato più punti a Israele nelle 47 partecipazioni dell’artista mediorientale al contest.
Tutto lascia pensare che, al prossimo voto dell’EBU-UER General Assembly del 4-5ottobre 2025, la Francia possa non solo mantenere una posizione neutrale, ma persino esprimersi a favore della presenza di Israele in gara.
Essendo uno dei “Big 5” – insieme a Italia, Germania, Spagna e Regno Unito – la posizione francese avrà un peso decisivo. Secondo le prime ricostruzioni, Francia e Regno Unito intendono mantenere un profilo osservatore, con possibili aperture verso Israele, mentre Germania e Italia sarebbero già apertamente schierate a favore.
Non solo Macron, anche Kaja Kallas, Alto rappresentante dell’UE per gli Affari esteri e la Politica di sicurezza, ha espresso sostegno alla partecipazione israeliana, criticando le minacce di boicottaggio: “Tutte queste misure, che in pratica mirano a punire il popolo di Israele, sono a mio avviso sbagliate e non le sosteniamo.”
Un’Europa dunque divisa, da un lato chi vede in Eurovision Song Contest un’occasione di unione e scambio culturale, dall’altro chi lega l’evento alla geopolitica. In mezzo, la Francia, che con Macron e France Télévisions sembra voler riaffermare un principio chiaro, la musica come dialogo, non come esclusione.
Aggiornamento: La partecipazione di Israele all’Eurovision Song Contest 2026 continua a generare reazioni politiche e istituzionali in tutta Europa; mentre alcuni Paesi hanno scelto il ritiro, Francia ha ufficializzato la propria presenza a Vienna, accompagnandola con dichiarazioni nette e visioni opposte rispetto al movimento di boicottaggio.
Il Ministro degli Esteri francese Jean-Noël Barrot ha celebrato sui social la decisione dell’EBU di mantenere Israele in gara nel 2026, condannando duramente le pressioni per un boicottaggio. Barrot ha rivelato che France Télévisions non solo ha votato a favore della riforma del regolamento che ha permesso allo Stato ebraico di restare in competizione, ma ha avuto un ruolo determinante nel contrastare il fronte contrario.
Una posizione in linea con quella del Presidente Emmanuel Macron, che già in precedenza aveva dichiarato di opporsi a qualsiasi forma di esclusione.
Secondo Barrot, “la Francia non sceglierà mai la via del boicottaggio dei popoli e degli artisti”. Il ministro ha sottolineato il valore della cultura come spazio di incontro e dialogo, affermando che solo attraverso arte e scambio culturale si può costruire pace. Ha inoltre criticato i Paesi ritiratisi dalla competizione e attaccato duramente gli ambienti accademici e intellettuali che sostengono il boicottaggio, definendolo un gesto di “ignoranza e oscurantismo”.
Barrot ha messo in guardia dal rischio di estendere il boicottaggio alla letteratura e al cinema israeliano, citando autori e artisti come David Grossman, Amos Gitai, Avishai Cohen e Daniel Barenboim. Il suo appello finale agli Stati europei è stato chiaro: “Lasciate che cinema, musica e poesia ci uniscano. Resistete alla brutalizzazione del mondo”.Corsi composizione musicale
Le sue parole fanno luce sulle dinamiche che hanno portato alla larga maggioranza favorevole a Israele nel voto dell’EBU: due membri della “Big Five”, tra cui Francia e il Paese ospitante, hanno esercitato un peso decisivo.
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