
Sarà Nicola Savino a condurre il ‘Dopofestival’ dell’edizione 2026 del Festival di Sanremo, il tradizionale appuntamento notturno post-kermesse.
L’annuncio arriva direttamente da Carlo Conti, dove il conduttore e direttore artistico della kermesse, è stato uno dei protagonisti della seconda giornata de Il Festival dello Spettacolo di ‘Tv Sorrisi e Canzoni’ – il primo evento in Italia e in Europa interamente dedicato alle diverse anime dell’intrattenimento, che si svolge a Milano da venerdì 24 a domenica 26 ottobre 2025, dalle 10.00 del mattino fino a mezzanotte, negli spazi del Superstudio Più (via Tortona 27, Milano) e, per l’occasione ha detto importanti notizie sul Festival di Sanremo 2026.
Il Direttore Artistico della 76esima edizione del Festival di Sanremo ha finalmente sciolto uno dei dubbi più chiacchierati in vista del prossimo Festival di Sanremo, la conduzione del prossimo Dopofestival.
“Il Dopofestival lo farà Nicola Savino che a gennaio presenterà anche quattro puntate di “Tale e Quale Show”, ha dichiarato il direttore artistico.
Un ritorno alla tradizione per il doposerata sanremese, affidato a Nicola Savino, volto amato della TV, che con ironia e ritmo radiofonico promette di restituire leggerezza al momento post-gara.

Nicola Savino è un conduttore televisivo, radiofonico e autore italiano, noto anche come imitatore. Nato a Lucca il 14 novembre 1967, ha iniziato la sua carriera a Radio Deejay nel 1989, prima come tecnico del suono e poi diventando un conduttore di grande successo, in particolare al fianco di Linus con il programma “Deejay Chiama Italia”. Oltre al suo lavoro radiofonico, ha condotto numerosi programmi televisivi e ha partecipato a film e sketch comici. Nel 2014 commenta in diretta con Linus la finale dell’Eurovision Song Contest 2014 su Rai 2. Nel 2016 conduce assieme a Max Giusti e alla Gialappa’s Band il DopoFestival 2016 su Rai 1, esperienza ripetuta l’anno dopo sempre con la Gialappa’s Band e Ubaldo Pantani.
Nel corso dell’intervista, Carlo Conti ha poi parlato sul numero dei brani in gara e ha lasciato intendere una possibile estensione. Scherzando con il Direttore di TV Sorrisi e Canzoni Aldo Vitali, alla domanda “Devo tenere libere 26 pagine, una per ogni cantante in gara, o ne tengo qualcuna in più nel numero di Sorrisi dedicato che ogni anno è dedicato a Sanremo?”, Conti ha risposto sorridendo: “Un paio in più le terrei…”
Quanto alla struttura, resterà quella dell’anno scorso, ma il conduttore invita a non fare paragoni: “L’anno scorso è andato al di là delle rosee aspettative, ma ogni Sanremo è un discorso a sé. Non bisogna confrontare un’edizione con l’altra: un punto di share in più o in meno dipende da mille fattori”.
Conti ha parlato pure del lavoro di selezione dei brani musicali e ha anche rivelato di aver suddiviso i brani in tre categorie simboliche: “Paradiso, Purgatorio e Inferno”. Al momento, nel gruppo “Paradiso” ci sarebbero circa 40 brani ritenuti validi, anche se non tutti arriveranno sul palco dell’Ariston.
“Questo è il momento più difficile, quello in cui dico ‘questa canzone sì, questa no’. È come completare un puzzle, un bouquet di fiori per capire quali colori e sapori ci stanno… Sento molto questa responsabilità. Una volta fatto questo, inizia la parte televisiva, ed è tutto più semplice. Annunciate le canzoni penso a come impostare le serate. Prima di Spotify era tutto fiuto, e io continuo a fidarmi dell’orecchio radiofonico. È lo stesso fiuto che ha avuto Amadeus: veniamo dallo stesso mondo, e facciamo Sanremo come ci ha insegnato Pippo Baudo”, ha aggiunto Carlo Conti.
Conti ha rivelato di aver suddiviso le canzoni in tre gruppi simbolici, “Paradiso, Purgatorio e Inferno”: “Per ora nell’insieme del Paradiso ce ne sono 40 buone, sono troppe. Alcune dovrò eliminarle, ma è un ottimo punto di partenza”. Il lavoro prosegue dunque a pieno ritmo: “Dopo le canzoni, imposterò il PrimaFestival e poi il Dopofestival”, ha concluso Conti, confermando che la macchina sanremese è ormai ufficialmente in moto.
Infine, il ricordo di Pippo Baudo con un lungo applauso della sala gremita.
Con questa scelta, Carlo Conti prosegue nella definizione del cast e degli appuntamenti collaterali che accompagneranno la 76ª edizione del Festival di Sanremo, in programma dal 24 al 28 febbraio 2026 per lasciare spazio prima alle Olimpiadi Milano-Cortina, e ha annunciato che i cantanti in gara fra i Big potrebbero essere più di 26, forse 28.

Aggiornamento: Fiorello non sarà a Sanremo 2026; lo showman, ospite de IlFestival dello Spettacolo di Milano, ha motivato la sua scelta.
Fiorello grande protagonista della mattina della giornata di chiusura della prima edizione de Il Festival dello Spettacolo – il primo evento in Italia e in Europa interamente dedicato alle diverse anime dell’intrattenimento, di scena negli spazi del Superstudio Più a Milano.
Il pubblico ha assistito a oltre un’ora di chiacchierata-show con Aldo Vitali, Direttore di TV Sorrisi e Canzoni, a cui in chiusura si è aggiunto Fabrizio Biggio, partner radiofonico di Fiorello in La Pennicanza su Radio2.
Rispondendo a una domanda dal pubblico sul perché non torni in prima serata, Fiorello ha commentato: “Pensa fare oggi il varietà di 3 ore. A che ora lo inizio? Alle 23? Finirebbe alle 6 del mattino! Non si può. Un tempo il giornalista del Tg1 dava la linea alla trasmissione successiva alle 20.30. Non è una critica, ogni cosa è figlia del suo tempo. All’epoca andava bene così. Milioni di persone stanno davanti alla tv a quell’ora, se il pubblico vede Affari Tuoi e La Ruota della Fortuna e la gente è soddisfatta va bene così, altrimenti cambierebbe canale”.
Sul Festival di Sanremo, alla domanda del Direttore Vitali “È vero che vai a Sanremo?”, lo showman ha risposto: “Dopo 5 Festival non lo farei. Per rispetto verso Amadeus, non lo potrei fare. Conti è una persona straordinaria, e lui stesso lo sa. E non sarebbe giusto anche per chi lo guarda vedermi sempre lì”.
Infine, Fiorello ha ricevuto ben 3 Telegatti, uno di ogni colore (giallo, blu e fucsia).
Aggiornamento: I Pooh parteciperanno al Festival di Sanremo 2026, ma non in gara, soltanto come superospiti. Non hanno aspettato l’annuncio ufficiale di Carlo Conti, direttore artistico, spoilerando così la loro apparizione con largo anticipo, forse per mantenere alto l’interesse sul Festival, forse per promuovere il loro nuovo tour nei palasport che inizierà proprio nel 2026 dopo il ritorno sul palco dell’Ariston. La band, che nel 2026 celebrerà sessanta anni di carriera con un tour nei Palazzetti, nel 2023 ha ufficializzato la reunion proprio sul palco del teatro Ariston.
Roby Facchinetti, Dodi Battaglia, Red Canzian e Riccardo Fogli hanno confermato la loro presenza a febbraio 2026 nella città dei fiori in un’intervista rilasciata al Messaggero.
“A Sanremo andremo come superospiti a raccontare quello che stiamo per fare. In gara mai più, lo escludiamo.”
I Pooh hanno poi ricordato la loro unica partecipazione come gruppo in gara. Era il 1990 e la band vinse con il brano iconico uomini soli.
“Fu troppo stressante, nel ’90. Annunciammo la partecipazione al Festival quando Pippo Baudo ci ospitò a Fantastico e ci puntarono il dito contro perché sembravano esserci dei favoritismi nei nostri confronti. Poi quando vincemmo tutti ci odiarono.”
Inoltre bisogna sottolineare che in una recente intervista i Pooh hanno dichiarato che non hanno in programma di incidere brani inediti, soprattutto perché i loro storici parolieri Stefano D’Orazio e Valerio Negrini sono scomparsi.
I Pooh, quindi, sono il primo colpo della Festival di Sanremo 2026 targato Carlo Conti. Sarà davvero speciale vedere la storica band salire sul palco più iconico della musica italiana.
Il tour si chiama Pooh 60, proprio per celebrare i 60 anni di carriera del gruppo. Correva l’anno 1966 quando hanno iniziato a suonare: sessant’anni di successi coronati con la vittoria nel ’90 proprio alla kermesse della canzone italiana.
Parlando del nuovo tour, il gruppo ha annunciato che non farà uscire musica inedita, ma che renderà ogni tappa unica: un concerto diverso dall’altro per ogni palazzetto. Guardando indietro, alla loro carriera lunga e quanto eccezionale, Red Canzian ha voluto togliersi qualche sassolino dalla scarpa: “Per anni, dagli addetti ai lavori, siamo stati trattati come artisti di serie B. Fortunatamente anche i critici più intransigenti si sono ricreduti di fronte a un successo come il nostro.”
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