SANREMO 2014: Paolo Virzì, presidente della giuria di qualità

Giuria di qualità

Tra i tanti personaggi della cultura e dello spettacolo presenti a Sanremo 2014 c’è anche il regista Paolo Virzì, chiamato a presiedere la Giuria di Qualità.

Quando è stato annunciato il suo nome, una settimana fa, la sorpresa è stata generale. In realtà, come scrive lui stesso sul quotidiano La Repubblica di oggi, Virzì è sempre stato un «Sanremo-addicted», un dipendente dal Festival. Lo è stato sin da bambino, anche per via di un «indottrinamento cinese da una mamma ex-cantante di musica leggera». 

Il regista di «Il capitale umano» ricorda in particolare l’edizione del 1968: «Mentre a Roma occupavano Architettura, io imparavo a memoria “Deborah” di Fausto Leali». Memorabile anche Sanremo 70 quando il 16enne Virzì fu conquistato da «Eternità» dei Camaleonti. Sanremo in casa sua  era un appuntamento irrinunciabile come il Natale, capace di riunire la famiglia in un «cerchio magico» che neppure le distanze hanno potuto sciogliere. Bastava un telefono, infatti, per commentare il verdetto finale.

Virzì cita alcuni risultati da lui non condivisi: la vittoria dei Jalisse nel 1997 («Soffiarono la vittoria alla Oxa»), lo stesso anno in cui Carmen Consoli con «Confusa e felice» arrivò terzultima. E definisce «sofferto e anche rabbioso» il rapporto con il Festival negli anni successivi. Perché non si tratta «solo di un festival di canzonette» scrive Virzì «ma di una cosa che nel bene e nel male finsice per incarnare in modo autentico e profondo un certo quid dell’anima misteriosa del popolo italiano». 

Non mancano gli apprezzamenti per la scorsa edizione («spiritosa e divertente e anche, a suo modo, scicchissima») e una dichiarazione di intenti da presidente di giuria: «Gli altri membri sono avvisati: guai a chi si distrae e non ha il testo sotto il naso!».