Sanremo 2024: I discografici puntano sulla conferma di Amadeus anche nel 2025

A pochi giorni dall’inizio del Festival di Sanremo 2024, i discografici tifano per una riconferma del direttore artistico anche per il 2025.

Secondo il presidente della Federazione Industria Musicale Italiana (Fimi), Enzo Mazza, nelle edizioni condotte dall’attuale direttore artistico Amadeus, sono stati raccolti 120 dischi di Platino, più che nei dieci anni precedenti.

“Negli ultimi anni ha avuto una sostanziale trasformazione, una trasformazione che sicuramente è iniziata anche con i festival di Baglioni e di Conti e poi si è ulteriormente accentuata con i festival di Amadeus, che ha concentrato la sua attenzione sulla musica e soprattutto sulla musica che è in classifica, la musica che è consumata dai fan di musica, dai fan della discografia. I risultati di Amadeus parlano da soli: siamo a oltre 120 dischi di platino nelle sue edizioni che sono più di tutti quelli raccolti dalle canzoni passate nei festival dei dieci anni precedenti. Amadeus ha fatto un lavoro incredibile e non si può negare che ci sia l’interesse a vederlo confermato anche per il sesto festival”, queste le parole di Enzo Mazza, il Ceo di Fimi, la Federazione dell’industria musicale italiana, in un’intervista rilasciata all’Adnkronos.

Il peso di Sanremo negli anni è cambiato, fino a diventare centrale, sottolinea Mazza: “Sanremo è diventato un fenomeno sicuramente che attira tutti i cantanti delle nuove generazioni, non c’è più quella risposta sostanzialmente negativa che c’era qualche anno fa all’andare in gara. Una delle prove di questo entusiasmo mostrato dagli artisti è il fatto che negli ultimi tre anni l’artista con l’album più venduto dell’anno è in gara a Sanremo, abbiamo avuto Rkomi nel 2022, Lazza nel 2023, adesso abbiamo Geolier. Qualcosa di inedito rispetto agli anni precedenti. Questa è una cosa che fino a tre anni fa era abbastanza inimmaginabile. Per l’industria musicale italiana Sanremo vale sul complesso dei ricavi annuali intorno al 2%. Sostanzialmente, dall’1% di qualche anno fa, adesso è arrivato intorno al 2%. Teniamo conto che sono anche cambiati un pò i modelli: una volta l’artista usciva con l’album, adesso c’è una predilezione per i singoli, per le singole canzoni, anche perché il modello dello streaming è legato a questo tipo di prodotto e quindi sono un pò cambiate anche le dinamiche economiche. Però sicuramente è cresciuto rispetto al passato grazie all’innovazione che c’è stata sul fronte del festival.”

Mancano poche settimane all’inizio del settantaquattresimo Festival di Sanremo si svolgerà al Teatro Ariston di Sanremo dal 6 al 10 febbraio 2024, quella in cui i palinsesti e l’informazione musicale, televisiva e di costume nostrana saranno monopolizzati dalle notizie su Sanremo 2024. Anche se Amadeus, conduttore e direttore artistico per il quinto anno consecutivo, si è detto possibilista sul suo ritorno all’Ariston nel 2025, dobbiamo considerare questo Festival come la sua ultima volta sul palco dell’Ariston. Ed è proprio questa la chiave di volta dello show che vedremo quest’anno: nelle intenzioni del conduttore e del suo entourage dovrà essere un evento senza precedenti, destinato a lasciare il segno nella storia della televisione e sugli ascolti.

Già la lista dei cantanti in gara, annunciata il 3 dicembre scorso, lasciava intendere la vocazione di questo Sanremo 2024, quella cioè di raggiungere tutti, nessuno escluso: Millennials e Boomers, GenZ e bambini. Costruire uno show appetibile per target variegati sembra essere da sempre l’obiettivo di Amadeus. E siccome il conduttore sa bene come si parla al pubblico da casa senza lasciare indietro nessuno, forte di un’esperienza che ha pochi corrispettivi tra i colleghi, anche questo Sanremo sarà uno spettacolo inclusivo, almeno dal punto di vista mediatico. A meno di tre settimane dal via, possiamo dire per certo che, come già negli anni scorsi, questa sarà la vera forza dello show.

Sanremo non è solo un programma televisivo musicale, è uno spaccato di moda, costume, società e anche politica (anche se si è sempre stati ben attenti a non mischiare gli affari di Stato con lo show). Amadeus, però, ha saputo trasformarlo in uno specchio dell’attualità, ospitando sul palco dell’Ariston attivisti, attori, sportivi e personalità della cultura internazionale. Quest’anno, però, le intenzioni sembrano essere più votate alla celebrazione (della musica, dei grandi artisti) e alla nostalgia che non al dibattito politico e sociale che ha caratterizzato le scorse edizioni. Marco Mengoni, già vincitore di Sanremo 2023, co-condurrà la prima puntata, vestendo anche i panni di super ospite; Giovanni Allevi, dopo due anni, ha scelto proprio il palco dell’Ariston per tornare a esibirsi; Giorgia, anche lei co-conduttrice della seconda serata, celebrerà i 30 anni del suo brano più amato, “E poi”; la terza serata, con Teresa Mannino a vestire i panni di conduttrice; la quarta serata ci sarà Lorella Cuccarini; e per la finale l’amico di sempre Fiorello, tornerà a Sanremo anche Russel Crowe, mentre Eros Ramazzotti canterà, 40 anni dopo l’esordio, “Terra Promessa”. Infine, la serata finale, con Roberto Bolle e Gigliola Cinquetti che festeggerà i 60 anni di “Non ho l’età”. Altri nomi saranno annunciati nelle prossime settimane – anche se la gara, con 30 canzoni da ascoltare, quest’anno è densa, è impensabile che uno show come Sanremo possa procedere solo con pochi ospiti – e gli artisti che si esibiranno sul palco di Suzuki Stage di Piazza Colombo e sulla nave Costa Smeralda di Costa Crociere ormeggiata nel Mar Ligure completano un quadro ricco e, appunto, variegato, capace di soddisfare i gusti di tutti gli spettatori a casa: Tedua, Lazza, Bob Sinclair, Rosa Chemical, Bresh, Paola & Chiara, Gigi D’Agostino, Arisa e Tananai.

La scelta dei conduttori del Prima Festival – Paola&Chiara con l’aiuto dei creators Daniele Cabras e Mattia Stanga – va in questa direzione: strizzare l’occhio ai ragazzi che seguono le gesta dei loro influencer preferiti su TikTok ma anche ai loro genitori, felici di rivedere sullo schermo due paladine degli anni Duemila. Le intenzioni, insomma, sono chiare: Amadeus con il suo (presunto) ultimo Festival di Sanremo vuole lasciare il segno. Senza considerare le possibili – anzi, probabilissime – deviazioni dal copione che senz’altro vedremo susseguirsi sul palco dell’Ariston anche quest’anno, sappiamo già che ci riuscirà.

Aggiornamento: Cosa vince chi conquista il primo posto nella classifica finale? Quanto guadagnano i cantanti che partecipano al Festival di Sanremo? Il ritorno economico e di visibilità – che di fatto poi si traduce in monetizzazione di ospitate, collaborazioni, partecipazioni a festival, concerti, merchandising – rappresenta la parte più importante di quanto questa manifestazione restituisce agli artisti, ma non è l’unica.

Per ogni concorrente solitamente viene erogato dalla produzione del Festival di Sanremo un rimborso spese di circa 53mila euro a testa e anche per Sanremo 2024 le cifre dovrebbero essere quelle consuete. Un rimborso spese che di fatto serve per pagare l’entourage e lo staff che segue a Sanremo i cantanti e musicisti in gara. Se pensate che sia una cifra troppo alta, è necessario considerare un dato di fatto: al Festival di Sanremo non si lavora soltanto durante la settimana di febbraio al Teatro Ariston. Anzi, serve molto tempo per preparare al meglio non solo un’esibizione su un palco del genere ma tutta quella settimana, quello che segue e quello che precede.

Va inoltre sottolineato il fatto che una casa discografica spende ben oltre 53mila euro – si può arrivare anche al doppio – per far partecipare un artista a una manifestazione come il Festival di Sanremo. Questo significa che comunque quella di Sanremo è un’occasione che ogni partecipante non deve sprecare. Anzi, va sfruttata nel migliore dei modi al di là dei risultati della gara.

Oltre al rimborso spese, l’artista in gara percepisce un compenso per la partecipazione di 3mila euro e ha a disposizione altri 5mila euro per la serata dei duetti.

Cosa vince chi vine il Festival di Sanremo? Nessun premio in denaro, ma la leggendaria scultura che simboleggia la vittoria e poi, occasione ancora più irrinunciabile, la possibilità di partecipare all’Eurovision Song Contest rappresentando l’Italia e la musica italiana nel concorso internazionale che si svolge tradizionalmente in piena primavera.

Aggiornamento: La 74esima edizione del Festival di Sanremo vedrà in gara canzoni firmate da grandi protagonisti della musica italiana: da Madame a Dardust passando per Riccardo Zanotti dei Pinguini Tattici Nucleari. Scopriamo alcuni degli autori dei brani che saranno presentati sul palco del Teatro Ariston.

Non solo cantanti e compositori, ma anche autori. Numerosi protagonisti della scena discografica italiana prenderanno parte all’imminente edizione del Festival di Sanremo in qualità di autori. 

Il sipario sulla 74esima edizione della kermesse si alzerà martedì 6 febbraio 2024 quando i trenta artisti in gara presenteranno i loro brani al grande pubblico. 

La coppia Takagi & Ketra, dietro grandi successi della musica, figura tra gli autori di “Fino a qui”, il brano presentato da Alessandra Amoroso. Tra gli autori anche Federica Abbate.

Inoltre, l’artista ha firmato anche “Mariposa”, la canzone con cui Fiorella Mannoia tornerà in gara al Festival di Sanremo.

Dardust e Madame hanno collaborato alla scrittura de “La Noia”, la canzone con cui Angelina Mango debutterà sul palco del Teatro Ariston. 

Il compositore ascolano ha lavorato anche a “Pazzo di te” della coppia formata da Francesco Renga e Nek. 

Spazio poi a Riccardo Zanotti, voce dei Pinguini Tattici Nucleari, tra gli autori di “Autodistruttivo”, la canzone del gruppo La Sad.

Tropico, nome d’arte di Davide Petrella, ha invece lavorato alla scrittura di numerose canzoni: “Apnea” di Emma, “Casa mia” di Ghali, “Click boom!” di Rose Villain, “Un ragazzo una ragazza” dei The Kolors. 

Tra gli autori del brano di Rose Villain anche Sixpm, pseudonimo di Andrea Ferrara, marito della cantante.

Aggiornamento: l’Ariston è il teatro dei sogni e questa è la sua vera storia. Il Festival si tiene su quel palco dal ‘77: doveva essere una soluzione provvisoria, e invece fu così che nacque una leggenda. 

È quasi una formula magica: basta pronunciare la frase «dal Teatro Ariston di Sanremo» e subito alla mente affiorano ricordi di fiori, canzoni, grandi emozioni. Per quasi tutto l’anno, Ariston è un cinema-teatro multisala, ma quando ci si avvicina al mese di febbraio inizia il prodigio e si trasforma nello scrigno che “racchiude” il palco più importante d’Italia. Nella storia ha ospitato grandi tournée, spettacoli, concerti, convegni, un incontro di premi Nobel, addirittura incontri di boxe ed è diventato persino un luogo consacrato, con celebranti e altare per una settimana liturgica. A raccontare tutti i segreti del luogo non poteva che essere Walter Vacchino, che del Teatro Ariston è il proprietario, insieme con la sorella Carla. Il libro “Ariston – La scatola magica di Sanremo” è il racconto che ha scritto con Luca Ammirati, responsabile della sala stampa del Teatro.

«È intanto una storia di famiglia» spiega Vacchino. «Una famiglia che si occupa di cinema addirittura dal 1907, con il Cinematografo Sanremese creato da mio nonno Carlo. Il pubblico era già entusiasta di quel nuovo spettacolo e il sogno di mio padre Aristide, che fin da piccolo mangiava e beveva cinema, era quello di creare un grande teatro per accogliere tutti gli appassionati. La progettazione inizia nel 1953 e dopo dieci anni di burocrazia e ostacoli nasce l’Ariston che voi conoscete».

Per il Festival, però, bisogna attendere il 1977… «Diciamo che in quell’anno la nostra vita è cambiata. Una vetrata del Casinò di Sanremo totalmente fuori norma ha reso inagibile la Sala del giardino d’inverno. E il Festival si è trasferito da noi, come dico sempre, “in via provvisoria”». 

Uno storico capostruttura Rai, Mario Maffucci, diceva: «Gli uomini di televisione sostengono che il palcoscenico dell’Ariston faccia, da solo, tre punti di share in più». È davvero così? «Ammettiamolo: la magia di questo cinema-teatro è innegabile anche per il pubblico televisivo. Per me è come una batteria che ha accumulato tutta l’energia delle persone che hanno lavorato in questo luogo. È un luogo in cui tutti sognano di arrivare, sia gli artisti, sia gli spettatori, ma non tutti purtroppo ne hanno la possibilità. Ecco, poter essere al Festival di Sanremo rimane un bellissimo sogno: se la sala avesse diecimila posti, questo sogno avrebbe una minore intensità. A volte, quando un desiderio si avvera diciamo: “È tutto qui?”. Per il Festival di Sanremo questo non vale: tutti gli anni riesce a inventare qualcosa di diverso, non solo per gli artisti. La magia si rinnova». 

Momenti difficili ce ne sono stati, però. Nel 1990 il Festival se n’è andato al Palafiori, una struttura nei pressi di Arma di Taggia. Nel 2021, invece, col teatro chiuso per la pandemia per la prima volta in 57 anni, lei pensa: «Il sipario potrebbe non alzarsi mai più». Eppure l’Ariston è rinato… «In entrambe le occasioni non ci siamo arresi. Di fronte a un’onda contraria abbiamo abbassato la testa e aspettato che l’onda passasse».

Ogni anno c’è chi lancia l’idea di costruire in città un Palazzo del Festival, più grande, con la possibilità di costruire uno spettacolo in stile Eurovision. Cosa risponde? «Rispondo sempre: confrontiamoci. Questo teatro ha ancora altre possibilità e potenzialità. Bisogna integrare il sogno e la realtà, il presente e il futuro. Nella vita tutto si evolve, potrebbe arrivare un grande Palazzo tipo quello del cinema a Cannes, l’Ariston addirittura potrebbe diventare un garage, com’è successo a tanti teatri e cinema chiusi… Ma per ora dico, appunto, confrontiamoci. L’ho detto a Paolo Bonolis, che quando ha parlato della sua idea di Festival ha sempre ribadito con forza la necessità di un nuovo edificio, ma non sono mai riuscito ad approfondire con lui questo tema. Vediamo come si possono superare i vincoli con le idee e con la fantasia».

In ogni periodo dell’anno di fronte all’Ariston ci sono tanti turisti che si scattano selfie a raffica… «I turisti vengono quasi in pellegrinaggio davanti all’Ariston, vogliono visitarlo, avere una propria foto davanti all’ingresso e questo fenomeno è cresciuto tantissimo. Tutti gli anni mi chiedono di cambiare il nome al teatro o di cambiare la scritta davanti al teatro, ma vogliamo difendere la nostra identità. In questo periodo storico in cui tutto è effimero siamo come quegli artisti “avanti con gli anni” che ogni volta rinnovano il loro successo. In fin dei conti, noi siamo diventati un po’ una favola: vorremmo proprio continuare a raccontarla».

Aggiornamento: Il sindaco in un’intervista al sito sanremonews.it fa un passo indietro sul PalaFestival.

La presentazione del libro sul Teatro Ariston di lunedì scorso è stata anche oggetto di una riflessione sul ‘PalaFestival’ da parte del Sindaco Alberto Biancheri. Mentre si parla anche del progetto sul nuovo stadio di corso Mazzini (che alcuni vedrebbero anche come palazzo della kermesse canora matuziana) il primo cittadino ha decisamente fatto un passo indietro in merito.

Lo ha detto chiaramente nel corso del suo intervento, dopo aver lodato le peculiarità dell’Ariston: “I tempi da quando era partita la proposta, se non sbaglio all’epoca dei Festival targati Bonolis, sono cambiati. Di location come quella pensata e come quella dell’Eurovision di Torino ce ne sono molti, mentre l’Ariston è unico. In più, oggi, l’idea è quella del ‘Festival diffuso’ e non più accentrato in un unico teatro o palazzo dedicato. E penso sia un’idea vincente, quella di un palco come piazza Colombo, con le location in tutta la città, visitabili per tutta la settimana da residenti e turisti”.

Secondo Biancheri, quindi, l’idea di un ‘PalaFestival’ è vecchia e, effettivamente, il successo che è stato riscontrato nel 2020 e lo scorso anno (dopo i due di stop dettati dal Covid) lo confermano: “Va fatta una riflessione profonda, perché il Festival ha dimostrato negli ultimi 5 anni di essere un format vincente anche fuori dall’Ariston. L’opzione ‘Palafestival’ potrebbe portare ad una ‘omologazione’ dello spettacolo ed un accentramento all’interno di una unica struttura. E, comunque, nel caso in cui un giorno si decida di costruirlo, questo deve assolutamente essere in centro”.

Con Biancheri abbiamo anche fatto un punto a pochi giorni dal Festival: “La città sta partendo, c’è grande entusiasmo e positività. Ho sentito nei giorni scorsi Amadeus e l’ho sentito molto carico”. Biancheri si è poi fatto scappare qualcosa sull’eventualità che, quello del 2024 potrebbe non essere l’ultimo di ‘Ama’: “Sinceramente non ho capito se sarà così, per una eventuale sospensione della decisione. Vedremo”.

Biancheri ha poi parlato delle collaterali: “C’è tanta voglia di ripartire e gli appuntamenti all’esterno saranno molti importanti. Stiamo andando verso la direzione giusta, visto che viviamo un ‘Ariston diffuso’ in tutta la città. È quello che volevamo e che grazie al Direttore Artistico stiamo riuscendo a portare a casa”.

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