Sanremo 2025: Il Comune di Sanremo fa ricorso contro il TAR

L’appello sarà presentato al Consiglio di Stato, ‘per tutelarci in tutte le sedi’. 

Il Comune di Sanremo ha annunciato il ricorso presso il Consiglio di Stato contro la sentenza del Tribunale Amministrativo Regionale della Liguria che dispone l’obbligo di una gara per l’affidamento del Festival della Canzone Italiana, fino a oggi concesso alla RAI in virtù di una convenzione stipulata direttamente tra le parti. 

“Dopo aver analizzato la pratica e approfondito i possibili sviluppi futuri, alla luce del pronunciamento del Tar, abbiamo assunto la decisione di ricorrere al Consiglio di Stato per continuare a tutelare il Comune in tutte le sedi”, ha dichiarato il sindaco di Sanremo Alessandro Mager, che nel frattempo, si è attivato insieme al suo staff “per predisporre la manifestazione di interesse. Oggi, infatti, è stata costituita un’unità operativa per la ‘Concessione dell’uso in esclusiva del marchio Festival della Canzone Italiana’ inerente allo svolgimento del Festival a partire dall’anno 2026″. L’organismo – riferisce l’agenzia ANSA – “realizzato dal segretario generale Monica Di Marco, risponderà alle direttive del sindaco e dell’assessore al Turismo ed è composto anche dai dirigenti del turismo e dei servizi finanziari, dai funzionari dell’ufficio gare e contratti, dall’avvocatura comunale e dal capo di gabinetto”.

Aggiornamento, ore 17,00, 07/12/24 – Il CEO di FIMI – Federazione Industria Musica Italiana Enzo Mazza è tornato a ipotizzare un Festival della Canzone Italiana non ospitato da Sanremo, eventualità già ventilata dallo stesso Mazza al termine della passata edizione della competizione canora. “Noi ci auguriamo che il Festival della canzone, nella sua dimensione, rimanga ma bisogna cogliere l’occasione di quello che è accaduto in questi giorni per ridisegnare questo evento rendendo la logistica e anche l’investimento economico di chi lo realizza adeguati a quella che è la portata dell’evento”, ha spiegato il CEO di FIMI all’ADNKronos riguardo la pronuncia del TAR ligure dello scorso giovedì, 5 dicembre: “Chi è messo peggio è il Comune che ha in mano un marchio ma che, senza i contenuti e senza un broadcaster che realizzi il programma, non vale nulla (…) quello che è importante è che chiunque alla fine parteciperà a questa eventuale gara sappia che ha come fondamentale controparte l’industria discografica, perché senza l’industria discografica il Festival di Sanremo non si fa”. “Sanremo, in questi anni, ha ricevuto tantissimo tramite la convenzione che è stata pagata sostanzialmente da Rai”, ha concluso Mazza: “Parliamo di cifre molto rilevanti che non sono state utilizzate per rimettere a posto la città e, soprattutto, per creare una location ideale per l’evento”. Per il numero uno della Fimi, dunque, “se la città di Sanremo e la Liguria non si impegnano in un’importante riorganizzazione e ammodernamento, è evidente che vanno fatte altre scelte”.

Aggiornamento, ore 19,00, 06/12/24 – Secondo indiscrezioni riferite dal Corriere della Sera, tra le opzioni che la Rai starebbe valutando in caso di “perdita del marchio”, ci sarebbe quella di un “festival itinerante” da realizzare con l’eventuale sostegno degli “enti locali interessati”. In servizio pubblico, in ogni caso, sarebbe orientato a partecipare alla gara indetta dal comune per l’assegnazione della manifestazione nel caso il già annunciato ricorso al Consiglio di Stato dovesse non essere accolto.

Aggiornamento, ore 15,00, 06/12/24 – Walter Vacchino, proprietario del Teatro Ariston di Sanremo, ha proposto la costituzione di una società partecipata da Rai e Comune della città ligure in seguito alla sentenza del TAR che ha tolto l’affidamento diretto al servizio pubblico del Festival. “Dal momento che si tratta di un sodalizio che va avanti da settantacinque anni forse deve cambiare forma”, ha dichiarato Vacchino all’ADNKronos: “E invece che essere un sodalizio convenzionatorio, potrebbe essere il sodalizio di una società che abbia un presente e un futuro. I soggetti sono due: il comune di Sanremo e la Rai. Auspico dunque che la soluzione sia una forma societaria e non convenzionatoria. Non so se questo sia possibile, ma lancio un’idea. Io sono un sanremese che conosce la storia, e vedo che la manifestazione ha due soggetti, sempre gli stessi, da 75 anni: forse questo un senso ce l’ha”.

Aggiornamento, ore 08,00, 06/12/24 – “Il Festival è uno spettacolo talmente ambìto, visto che genera enormi profitti a partire dalla pubblicità, che in futuro magari più network potrebbero avanzare una manifestazione di interesse. E così lo spettacolo addirittura alla fine potrebbe uscirne migliorato. Dove c’è concorrenza, io non vedo mai negatività. Certo, sarebbe più comodo continuare con la Rai, perché ormai la macchina è rodata, ma se la legge dice che si deve cambiare, noi cambieremo”, a dichiararlo, in un’intervista al Corriere della Sera, è stato il sindaco di Sanremo Alessandro Mager. “Se alla fine la sentenza (al momento di primo grando, ndr) reggerà, faremo il bando, che problema c’è? Di sicuro, Rai o non Rai, il Festival di Sanremo non si tocca”. “Il Tar ha sancito in maniera inequivocabile che il Comune di Sanremo è proprietario del marchio del Festival”, ha spiegato il sindaco riguardo la titolarità del brand: “Cioè è il Comune che lo organizza al di là delle convenzioni, molto articolate, con la Rai. E finché ci sarò io in carica, di certo il marchio non lo venderò a nessuno”.

Aggiornamento, ore 19,30 – “Ho conosciuto il Giudice di Berlino”. Con queste parole Sergio Cerruti, Managing Director di Just Entertainment e Past President dell’Associazione dei Discografici Italiani, commenta la sentenza del TAR della Liguria che ha dichiarato illegittimo l’affidamento diretto del Festival di Sanremo alla Rai senza gara. “Questa vittoria non è solo mia, è di tutti coloro che credono che la verità sia più forte di qualsiasi potere”, ha dichiarato Cerruti “Quando abbiamo deciso di intraprendere questa battaglia legale, ci dicevano che era impossibile vincere contro un colosso come la Tv di Stato. Nei corridoi delle aule giudiziali qualcuno sussurrava con aria di superiorità: ‘Noi nei tribunali non perdiamo mai’. Beh, oggi possiamo dire che Davide ha abbattuto Golia, e che in questo Paese ogni tanto le cose vanno nel verso giusto e che c’è speranza anche per i più piccoli”.

“Siamo davvero soddisfatti del risultato raggiunto in una vicenda che, da un punto di vista giuridico, ci è da subito sembrata gravemente anomala”, afferma Damiano Lipani Managing Partner dello studio Lipani, che ha assistito JE nella vicenda. L’Avv. Francesca Sbrana aggiunge “è stata una battaglia lunga e ricca di insidie, molto complessa da un punto di vista processuale e l’abbiamo condotta con rigore e attraverso un lavoro di squadra, interno al nostro Studio e con JE. Il sistema Sanremo-RAI è scardinato.” “Leggere nero su bianco che il Comune di Sanremo era e sarà tenuto a fare gare per affidare l’organizzazione del Festival è il punto di arrivo di una giusta battaglia avviata dalla JE di Sergio Cerruti, che si è rivolto a noi per quella che percepiva come una ingiusta lesione del mercato e che ha messo in luce come non sempre le prassi – anche quelle più radicate -siano conformi a diritto: d’ora in avanti chiunque potrà ambire a contribuire all’organizzazione del Festival.”, aggiunge l’Avv. Silvia Cossu, che ha seguito i risvolti civilistici della vicenda.

“Il diritto alla ragione, così come il diritto alla salute, non possono e non devono essere un privilegio riservato a chi può permetterselo. Non è accettabile che in Italia si salvi solo chi ha i mezzi economici per difendersi. Non posso gioire per l’ottenimento di ciò che dovrebbe essere normale, ma non posso smettere di combattere per ottenerlo. Oggi, però, abbiamo scritto un pezzo di storia perché Sanremo è Sanremo, non è la RAI”, ha concluso Cerruti.

Aggiornamento, ore 18,30 – “I Giudici amministrativi hanno confermato l’efficacia della convenzione stipulata tra Rai e il Comune di Sanremo per l’edizione 2025, nonché la titolarità in capo a Rai del format televisivo da anni adottato per l’organizzazione del Festival”, ha precisato in un secondo momento, con una nota ufficiale, il servizio pubblico: “Il TAR Liguria ha giudicato irregolari soltanto le delibere con le quali il Comune di Sanremo ha concesso in uso esclusivo a Rai il marchio ‘Festival della Canzone Italiana’, nonche’ alcuni servizi ancillari erogati in occasione dell’organizzazione del Festival stesso. Dunque, nessun rischio che la manifestazione canora, nella sua veste attuale, possa essere organizzata da terzi”.

Ore 17,20 – “Con sentenza nr. 843, depositata in data odierna (5 dicembre 2024, ndr), il Tribunale Amministrativo Regionale della Liguria ha dichiarato illegittimo l’affidamento ‘diretto’ alla Rai, da parte del Comune di Sanremo, dell’organizzazione del Festival della canzone italiana (anni 2024/2025)”: a renderlo noto, con una nota ufficiale rilanciata dai maggiori organi d’informazione nazionale, è stato il Tribunale Amministrativo della Liguria, che – pur “salvando” la prossima edizione della manifestazione – ha accolto il ricorso della società Just Entertainment del marzo 2023, che aveva contestato la concessione in esclusiva del marchio “Festival della Canzone Italiana”.

“E’ evidente che l’intervallo di tempo necessario per la predisposizione degli atti di gara e per lo svolgimento della stessa, in conformità a quanto stabilito con la presente sentenza, nonché per l’organizzazione del Festival e degli eventi collaterali da parte del concessionario del Marchio individuato all’esito della procedura di evidenza pubblica, è del tutto incompatibile con lo svolgimento della manifestazione nel mese di febbraio 2025”, precisa la sentenza.

Come riferito dall’edizione online del Corriere della Sera, fonti della RAI hanno fatto sapere che sarà presentato ricorso al Consiglio di Stato.

I giudici del TAR hanno accolto il ricorso dell’azienda guidata da Sergio Cerruti, che quasi due anni fa aveva manifestato il proprio interesse ad “acquisire la titolarità dei diritti di sfruttamento economico e commerciale del Festival di Sanremo e del relativo Marchio al fine di curare l’organizzazione e lo svolgimento del Festival”, presentata “in vista della scadenza (in data 31 dicembre 2023) della convenzione stipulata dal Comune di Sanremo con RAI per l’organizzazione e la realizzazione della 72esima e della 73esima edizione del Festival della Canzone Italiana, e sul presupposto che il Comune avrebbe dovuto avviare una procedura di evidenza pubblica”.

Il Comune di Sanremo non diede riscontro all’istanza di JE, che di conseguenza impugnò il provvedimento – “non conosciuto”, come iscritto negli atti – con il quale il municipio affidò la concessione del marchio al servizio pubblico.

“E’ una sentenza inaspettata, articolata e complessa”, ha dichiarato a Sanremonews il sindaco di Sanremo Alessandro Mager: “Ora, insieme ai dirigenti del Comune e ai nostri consulenti legali, l’approfondiremo con scrupolosa attenzione nei prossimi giorni, anche al fine di pianificare le migliori strategie per il futuro”.

“Chi potrebbe partecipare oggi, oltre alla RAI, a una gara per un evento di tale portata?”, ha commentato su LinkedIn il CEO di FIMI Enzo Mazza: “Sky, Mediaset, Amazon, Discovery? Secondo l’ultima analisi della Corte dei Conti, RAI spende per il Festival molti soldi e ne ricava molti di più grazie alla pubblicità. Ad esempio nel 2024 raccolta pubblicitaria da record che ha raggiunto i 60 milioni e 182 mila euro, staccando di una decina di milioni il precedente primato registrato nel 2023”.

Già nel 2022 AFI – Associazione Fonografici italiani (allora presieduta dallo stesso Cerruti) e SIEDAS – Società Italiana Esperti di Diritto delle Arti e dello Spettacolo, con il sostegno di Audiocoop, proposero di istituire un bando pubblico per la produzione televisiva del Festival di Sanremo: l’iniziativa prese le mosse da un precedente accoglimento – da parte del TAR della Liguria – di un ricorso sempre presentato da Cerruti affinché venisse garantito l’accesso “mediante visione ed estrazione copia, agli atti e ai documenti amministrativi” riguardanti “la convenzione (stipulata tra la Rai – Radiotelevisione Italiana S.p.a. e il Comune di Sanremo per gli anni 2018, 2019 e 2020) avente ad oggetto l’affidamento a Rai – Radio Televisione Italiana dei diritti (di titolarità del Comune di Sanremo) di utilizzazione economica e sfruttamento commerciale del ‘Festival della Canzone Italiana’ e del relativo red carpet, su base esclusiva e sul territorio italiano ed estero”.

Mentre il Festival del 2023 era ancora in corso, l’allora sindaco Alberto Biancheri ammise – dopo indiscrezioni di stampa – l’esistenza di “una manifestazione d’interesse” avanzata da “un gruppo di soggetti” composto da “case discografiche, imprenditori e società di comunicazione, che si dicono impegnate ad allestire una cordata per proporre all’amministrazione l’organizzazione della prossima edizione della manifestazione”: “Valuteremo in serenità, conclusa la kermesse 2023”, si limitò a commentare Biancheri.

Aggiornamento: Il Comune di Sanremo ha deciso di presentare appello al Consiglio di Stato contro la sentenza del Tar che impone una gara pubblica per l’organizzazione del Festival, ponendo fine all’affidamento diretto alla tv di Stato. La Giunta comunale, guidata dal sindaco Alessandro Mager, ha incaricato lo studio legale Bonura di gestire il ricorso.

La controversia ha avuto origine dal ricorso presentato dalla Just Entertainment (JE), società specializzata nella produzione di eventi musicali, che ha contestato l’affidamento diretto alla Rai del marchio “Festival della Canzone Italiana”. La società aveva manifestato interesse ad acquisire i diritti economici e commerciali dell’evento, senza ricevere risposta dal Comune.

Il Tar ha accolto le obiezioni di JE, stabilendo che, dal 2026, l’organizzazione del Festival dovrà essere affidata attraverso una gara pubblica, in linea con i principi di trasparenza, concorrenza e non discriminazione. La sentenza conferma la validità della convenzione con la Rai per l’edizione 2025 ma giudica irregolare la concessione esclusiva del marchio alla televisione pubblica.

“Dopo un’attenta analisi della situazione e dei possibili sviluppi, abbiamo scelto di tutelare il Comune in tutte le sedi legali”, ha dichiarato il sindaco Mager. Contestualmente, l’amministrazione ha avviato i preparativi per organizzare una gara pubblica, costituendo un’unità operativa guidata dal segretario generale Monica Di Marco, con il supporto dei dirigenti del turismo, dell’ufficio gare e dell’avvocatura comunale.

Nonostante la sentenza, il Festival di Sanremo 2025, previsto per febbraio, sarà gestito dalla Rai, con Carlo Conti alla conduzione. I tempi tecnici necessari per avviare una gara pubblica rendono impossibile un cambiamento immediato.

La Rai, da parte sua, ha annunciato un ricorso parallelo al Consiglio di Stato, affermando che la decisione del Tar “rischia di compromettere il futuro del Festival” e sottolineando l’importanza del legame tra il marchio e il format televisivo.

Il ricorso al Consiglio di Stato potrebbe ribaltare la situazione, ma intanto si profila un futuro in cui Sanremo potrebbe aprirsi a nuovi protagonisti, portando con sé sfide e opportunità inedite per l’iconica kermesse.

Aggiornamento: Festival di Sanremo: la sentenza che cambia tutto, spiegata bene.

Con la recente sentenza n. 843, pubblicata lo scorso 5 dicembre, il TAR Liguria si è pronunciato su un contenzioso avente ad oggetto l’organizzazione del Festival di Sanremo per gli anni 2024 e 2025, stabilendo che l’affidamento diretto disposto dal Comune di Sanremo a favore di RAI – Radiotelevisione Italiana S.p.A. è illegittimo.

L’origine del contenzioso. Il contenzioso ha origine da un ricorso promosso nel 2023 da una società di edizione musicale, di produzione e di realizzazione di eventi e opere di carattere musicale, interessata all’organizzazione del Festival. La società aveva trasmesso al Comune di Sanremo una manifestazione d’interesse per acquisire la titolarità dei diritti di sfruttamento economico e commerciale del Festival, del relativo Marchio “Festival della Canzone Italiana” e, quindi, per curarne l’organizzazione. Non avendo il Comune riscontrato positivamente la manifestazione d’interesse, la predetta società ha impugnato gli atti e i provvedimenti con cui il Comune ha affidato in via diretta l’organizzazione alla RAI, tra cui la convenzione, stipulata tra la RAI e il Comune, avente ad oggetto la concessione in esclusiva del Marchio per gli anni 2024 e 2025, chiedendone l’annullamento o la declaratoria di inefficacia.

In altre parole, il TAR è stato adito al fine di stabilire se sussiste l’obbligo per il Comune di Sanremo di indire una procedura di gara avente ad oggetto la concessione in esclusiva del Marchio di titolarità del Comune stesso.

Le difese di RAI e del Comune. RAI ha sostenuto principalmente di essere titolare esclusiva del format e cioè dello schema della manifestazione (che prevede una location ben definita, brani inediti italiani, cinque serate, un direttore artistico che coincide con il presentatore, una determinata scenografia ecc.), il che implicherebbe l’impossibilità di associare il Marchio ad un format diverso da quello RAI. Ne conseguirebbe l’impossibilità per il Comune di indire una procedura di gara avente ad oggetto lo sfruttamento del Marchio in quanto, come detto, non potrebbe essere associato ad un format diverso. Vi sarebbe, secondo la RAI, l’inscindibile associazione format RAI e Marchio.

Secondo il Comune, invece, ai fini dell’organizzazione del Festival di Sanremo, la convenzione stipulata con RAI sarebbe il frutto dell’esercizio di proprie prerogative di diritto privato. A detta del Comune, non vi sarebbe alcun obbligo di modificare la scelta ormai consolidata da anni di affidare in via diretta a RAI l’organizzazione del Festival.

La decisione del TAR Liguria. Il TAR ha qualificato la convenzione stipulata tra Comune di Sanremo e RAI come un “contratto attivo” e cioè, stando alla definizione di cui all’allegato I.1 del codice degli appalti, un contratto che non produce spesa e da cui deriva un’entrata per la pubblica amministrazione. Il contratto attivo in questione ha ad oggetto lo sfruttamento economico in via esclusiva del Marchio di cui è titolare il Comune di Sanremo. A fronte di detta utilitas, la RAI ne beneficia e corrisponde un corrispettivo al Comune che, quindi, ne trae a sua volta un vantaggio economico.

Il TAR ha affermato che, sebbene ai contratti attivi non si applichino le procedure di gara di cui al codice degli appalti, siccome il contratto attivo offre un’opportunità di guadagno a favore dell’operatore, l’affidamento deve avvenire, come prescritto dall’art. 13, comma 5 del codice appalti, nel rispetto dei principi di concorrenza, imparzialità, non discriminazione, pubblicità, trasparenza e proporzionalità, nonché sulla base dei nuovi principi di risultato e della fiducia, in modo da consentire al Comune di trarre il maggior guadagno possibile dalla concessione dell’uso del Marchio, aprendo al mercato tale opportunità.

Cosa avrebbe dovuto dare il Comune di Sanremo, secondo il TAR. Secondo il TAR, il Comune, reiterando la prassi consolidata negli anni di affidare in via diretta l’organizzazione alla RAI in assenza di una procedura ad evidenza pubblica, ha violato i suddetti principi. Diversamente, il Comune avrebbe dovuto interpellare il mercato e confrontare più offerte, in attuazione della legge di contabilità dello Stato.

Il Giudice, dunque, ha rigettato sia le argomentazioni di RAI, sia le argomentazioni del Comune.

Con riferimento alla tesi di RAI, il TAR si è soffermato sull’infondatezza dell’inscindibilità Marchio-format, sul dato di fatto che la titolarità del Marchio è del Comune.

Il TAR ha smentito le argomentazioni difensive della RAI sulla base della stessa evoluzione che il Festival ha avuto negli anni, dimostrando che il format è cambiato negli anni (ad esempio durante la pandemia dovuta alla diffusione del Covid-19, il format si è svolto senza la presenza del pubblico) senza che per questo motivo sia venuta meno l’organizzazione in capo alla RAI. Il TAR ha dato atto che il Marchio è stato associato nel corso degli anni a format diversi tutti riconducibili alla RAI, ragion per cui non si comprende perché, per la stessa ragione, il Marchio non possa essere associato a format diversi elaborati da soggetti diversi.

Peraltro, nella sentenza si rammenta che, fino al 1991, l’organizzazione veniva gestita anche in via diretta dal Comune e per il tramite della collaborazione con differenti soggetti qualificati, affidando alla RAI solo la diffusione del programma.

Con riferimento, invece, alla tesi del Comune, la prassi reiterata nel tempo non acquista alcuna rilevanza ai fini della decisione del TAR e non legittima l’affidamento diretto.

Gli effetti della sentenza sul Festival di Sanremo 2025. Una simile decisione comporterebbe la caducazione, e cioè il venir meno, della convenzione stipulata dal Comune e dalla RAI, quale conseguenza dell’annullamento da parte del TAR delle relative delibere di approvazione. È lo stesso TAR a riconoscere però che la sentenza comporterebbe, oltre al venire meno dei presupposti degli atti adottati per l’organizzazione – ormai superata – del Festival nel 2024, “effetti dirompenti e del tutto sproporzionati con riferimento alla 75ª edizione del festival (che si svolgerà nel febbraio 2025)“. In particolare, il Giudice riconosce che, ai fini dell’organizzazione del Festival del 2025, i tempi per l’indizione e per l’espletamento di una procedura di gara sono del tutto “incompatibili” con gli incombenti organizzativi.

Per questa ragione il TAR ha deciso di “limitare” gli effetti della sentenza e, sulla base del principio di proporzionalità, di mantenere l’efficacia delle convenzioni sottoscritte tra il Comune e la RAI poiché, come si legge nella decisione in commento, “risulterebbe evidentemente sproporzionato e irragionevole” incidere sull’edizione del Festival già svolta e su quella del 2025.

E cosa dovrà cambiare nel 2026. Dunque, il Comune dovrà ottemperare a quanto stabilito dal TAR a partire dalla 76ª edizione del Festival, in vista della quale, seguendo il ragionamento del TAR, dovrà esperire una procedura ad evidenza pubblica al fine di individuare il soggetto che sfrutterà il Marchio e organizzerà il Festival.

Il Comune di Sanremo ha già preannunciato di voler proporre un appello avverso la sentenza per ottenerne la riforma o l’annullamento da parte del Consiglio di Stato. Quindi, al netto di una futura ed eventuale sentenza che dovesse ribaltare la sentenza di primo grado, stando alla recente decisione del TAR ligure, per i prossimi anni l’organizzazione del Festival dovrà essere aperta al mercato. In attesa degli sviluppi futuri, l’apertura al mercato costituisce senz’altro un’opportunità sia per gli operatori del settore, sia per i telespettatori e sia per il Comune stesso che potrebbe beneficiare di cambiamenti e innovazioni al Festival anche sotto il profilo del ritorno economico, come osservato dal TAR.

Aggiornamento: A meno di due mesi dall’inizio del Festival di Sanremo 2025, le prime polemiche hanno già preso piede; nel mirino alcune dichiarazioni attribuite a Carlo Conti, direttore artistico e conduttore della prossima edizione, che avrebbe escluso canzoni su temi come guerra o migrazioni a favore di testi su famiglia e amore. Il conduttore, però, smentisce con fermezza e accusa i media di aver travisato le sue parole.

Intervenuto durante un corso di formazione dedicato al Festival, Conti ha colto l’occasione per fare chiarezza: “Qualche tempo fa sono stato ospite di un podcast e mi è stato chiesto quali temi stessero trattando i cantautori. Ho risposto che, in molti casi, si nota un ritorno a temi più diretti, come la famiglia o i rapporti d’amore. Da lì, però, si è letto online che io non voglio canzoni che parlino di guerra o migrazione. È falso. Hanno trasformato una mia affermazione per cercare lo scoop.” 

Il conduttore ha definito l’episodio un esempio di come nascano le fake news: “Quell’affermazione è stata ripresa da un sito, poi dai social, e così a macchia d’olio si è diffusa una notizia che non corrisponde alla realtà.”

Conti ha sottolineato il pericolo di distorsioni mediatiche nel contesto di un evento di così grande portata: “Sanremo è un carrozzone affascinante e genera curiosità. È normale che si parli di toto-conduttori, toto-cantanti e si creino aspettative, ma bisogna sempre verificare cosa è stato realmente detto.”

Nonostante le polemiche, il direttore artistico ha ribadito la sua serenità e l’entusiasmo per il Festival: “Il fumo che si crea attorno a Sanremo è positivo, perché tiene alta l’attenzione. Ma bisogna stare attenti a non scivolare nella disinformazione.”

Con Sanremo 2025 che si preannuncia già al centro dell’attenzione mediatica, le parole di Carlo Conti puntano a riportare la discussione sui contenuti e sulle canzoni. La curiosità resta altissima, così come le aspettative per questa edizione che, al di là delle polemiche, promette di offrire spettacolo e grandi emozioni. Sanremo 2025, come sempre, è già sulla bocca di tutti.

Aggiornamento: I Jalisse, che il prossimo 20 dicembre ritireranno il Premio Lunezia a La Spezia, hanno proposto in televisione il brano escluso da Sanremo 2025.

Dopo l’annuncio dei Big da parte di Carlo Conti, i Jalisse hanno scelto di affrontare la notizia con autoironia e leggerezza. In un video pubblicato sui social, si riprendono mentre brindano con due bottiglie di birra, accompagnati dalle note della loro canzone esclusa, No No No. “Stavolta volevamo dare un aspetto di gioco e mostrare la nostra semplicità”, hanno dichiarato durante un’intervista con Caterina Balivo a La Volta Buona.

Il pezzo, diverso dal loro stile tradizionale, è stato concepito come un esercizio di leggerezza e ironia, una pausa dalle ballate intense che li hanno resi famosi. In realtà, per l’edizione 2025 del Festival, i Jalisse avevano presentato due proposte: una ballad più emozionale e No No No, una traccia fresca e giocosa.

Nel video pubblicato online, la coppia ha alternato risate e commenti che tradiscono un filo di amarezza. “Abbiamo giocato, ma forse non è bastato. Pazienza, ci sarà un’altra occasione”, ha detto Alessandra Drusian. Fabio Ricci, invece, ha scherzato sul numero impressionante di esclusioni: “Alla trentesima ci facciamo una festa!”.

La loro reazione ha suscitato una vasta eco sui social, dove molti utenti hanno solidarizzato con il duo, ricordando il loro talento e la qualità della loro musica.

Il Festival è stato per i Jalisse un crocevia di successo e incomprensioni. La vittoria del 1997 con “Fiumi di parole” aveva aperto loro le porte dell’Eurovision Song Contest, ma da allora la strada per il Festival sembra sbarrata. Nonostante la loro perseveranza, con ben 27 tentativi, i Jalisse non sono riusciti a riconquistare il palco dell’Ariston.

Mentre il Festival 2025 scalda i motori, i Jalisse guardano avanti. La loro canzone “No No No” è già disponibile sui loro canali, accolta con entusiasmo dai fan più affezionati. La coppia dimostra ancora una volta che, anche davanti ai rifiuti, il loro amore per la musica resta immutato.

“Per noi la musica è un gioco, una passione e un modo per restare connessi con il nostro pubblico. Sanremo non è tutto, ma certo sarebbe bello tornare”, hanno concluso i Jalisse.

E chissà, magari la prossima sarà la volta buona.

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