
Nel pomeriggio di questo 23 febbraio 2026, sono andate le prove generali, alla vigilia della 76ª edizione del Festival di Sanremo 2026 per i 30 big in gara, e hanno delineato un quadro di grande attesa con i primi verdetti della critica presente all’Ariston.
Un brano dopo l’altro, per oltre cinque ore di prove, tra coreografie, giochi di luce e consigli dei discografici, offrendo così un’anteprima di quello che accadrà domani sera in diretta su Rai 1.
Non sono solo prove e lo sanno anche i cantanti, è il primo vero segnale che racconta quanto un pezzo possa bucare o meno. Il lunedì al Festival di Sanremo è la giornata delle ultime prove: tutti i concorrenti in gara, sul palco dell’Ariston, in sequenza, propongono i propri brani, calati nella scenografia firmata da Riccardo Bocchini e accompagnati dall’orchestra. In platea, la stampa e gli addetti ai lavori assistono alle varie performance, e le canzoni prendono forma con la messa in scena e le scelte di regia. Per chi segue il Festival direttamente dalla Città di Sanremo, quello delle prove è uno dei momenti più rilevanti: le varie serate, infatti, si vedranno sui maxischermi in sala stampa, ma questa è l’occasione per respirare il teatro e comprendere gli artisti sul palco, la loro forza, la loro efficacia e quanto potrebbero crescere durante la settimana.
Non può certo essere un giudizio definitivo, ma è senz’altro un passaggio che ha un peso. Secondo le testate che hanno assistito ai test dal vivo, tra i brani che hanno piaciuti di più a questo primo giro ci sono quelli di Ditonellapiaga ( indicata come una delle possibili rivelazioni dopo la prova generale), nayt, Fulminacci, Colombre e Maria Antonietta. Le canzoni che ci hanno convinto non è detto siano quelle che si contenderanno il podio o la vittoria finale: tra i candidati alla vetta ci sono Sal Da Vinci, Serena Brancale (quest’ultima data come favorita dai bookmaker) ha emozionato la platea durante la esecuzione e il duo Fedez e Masini, apparendo solido e senza sbavature. Occhio alla mina impazzita Eddie Brock. A dimostrazione che le canzoni in gara sono troppe, non abbiamo potuto assistere a tutte le performance, siamo stati mandati via prima.
Arisa – “Magica favola”. Atmosfera da favola, a tratti onirica. Arisa ci trasporta in un film Disney, come una principessa che canta alla finestra. La voce di Arisa dal vivo è una lama. La sicurezza e le corde vocali non le mancano. La canzone cresce rispetto agli ascolti grazie all’interpretazione, anche se rimane una delle tante ballate in gara. È una canzone che mira a entrare nel cuore del pubblico. Messa in scena semplice, con il palco coperto di fumo e giochi di luci.Darg
en D’Amico – “Ai ai”. Un salto di qualità per il palco, fuori dai canoni Sanremesi: ricco di effetti psichedelici colorati creati con l’Ai. ezzo che prova a far muovere il corpo e il cervello, parlando di umanità e intelligenza artificiale. Dargen cerca di coinvolgere il pubblico, scendendo in platea. Il brano ha un ritornello catchy, nulla di più.^La messa in scena ha un peso determinante con la sua figura, alle spalle, sul ledwall, che viene rivisitata dall’AI seguendo i temi della canzone.
Francesco Renga – “Il meglio di me”. Forse non è il meglio di Renga, ma nemmeno il peggio. Prima il violino, il piano e poi arriva la voce, che cresce con lo scorrere della canzone. La canzone si apre sul ritornello dandogli la possibilità di toccare le note più alte. La produzione è pensata per valorizzare la sua interpretazione, che piacerà a chi lo segue, mentre risulterà telefonata per tutti gli altri.
Ditonellapiaga – “Che fastidio!”. Potrebbe diventare la vostra canzone preferita o quella che vi darà fastidio ogni volta che la sentirete. Bel suono elettronico, una bella coreografia che valorizza la canzone. L’energia non manca, grazie al corpo di ballo che l’accompagna. Ed è perfetta per sbarcare sui social. Forse non andrà altissima in classifica, ma è un pezzo con un sacco di idee, che funziona bene.
Eddie Brock – “Avvoltoi”. Vuole allontanarsi dai tormentoni e prova qualcosa di diverso indossando un abito tradizionale, molto in linea con Sanremo. Come sempre è un’operazione rischiosa e rischia di pagarla troppo, ma rimane un mistero, è una variabile impazzita che potrebbe funzionare moltissimo come passare inosservata.. Accolto alle prove da un boato. Ci ha raccontato che per lui è già un successo essere qua, ed è vero: fino a pochi mesi fa fuori dalla Capitale non lo conosceva quasi nessuno.
Mara Sattei – “Le cose che non sai di me”. Una performance raffinata. Ballatona interpretata nel modo più classico, canzone elegante adatta per una qualsiasi dichiarazione d’amore, senza particolari colpi dal punto di vista della messa in scena. Lei elegantissima e abile nel dominare il brano, c’è grande intensità associata a una solida tecnica vocale, non facile da portare sul palco. Scorre senza lasciare una vera impronta, per ora.
Luchè – “Labirinto”. Luché ha scritto alcune delle più belle canzoni d’amore nel mondo rap. Anche “Labirinto” è emozionale e intima, anche grazie all’apporto dell’orchestra: l’artista napoletano la interpreta con la voce e il corpo, dando un senso di ricerca e costrizione. La parte melodica e il rap si incastrano perfettamente. Il ritornello orecchiabile può funzionare bene in radio. Ci sono delle sbavature che possono e devono essere corrette. Luché arriva a Sanremo facendo Luché, senza maschere, al massimo con gli occhiali da sole.
Enrico Nigiotti – “Ogni volta che non so volare”. Il cantante punta a commuovere nonne, mamme e figlie. Un pezzo con un’atmosfera passatache si basa tutto sull’interpretazione: microfono messo di sbieco e voce da tenere sotto controllo. Non memorabile.
Bambole di pezza – “Resta con me”. Hanno presenza scenica e il gioco di luci da concerto più che da TV aiuta, anche se incarnano un’idea molto classica, se non un póstereotipata, di rock. La canzone è una power ballad, dove punk e melodia provano a mescolarsi, con sfumature alla Coldplay che rimangono in testa: vedere headbanging sul palco dell’Ariston fa un bell’effetto. Dispiace dirlo, ma il risultato lascia a desiderare.
nayt – “Prima che”. Una canzone con tanti strati musicali, ricca, densa, che cresce e può crescere ancora. Cerca di indagare il ruolo del singolo individuo nella società, in mezzo agli altri. Con la scrittura raggiunge le profondità dell’anima, la melodia è accattivante e orecchiabile. L’orchestra rende il pezzo rap più potente rispetto alla versione studio: azzeccatissima l’idea di inserire le voci del coro. L’artista sul palco porta tutta la sua essenza, il suo stile, le sue rime riflessive. È dei pezzi preferiti.
Tredici Pietro – “Uomo che cade”. Un pezzo con tinte R&B, che con una performance intensa conquista i giornalisti in sala. Grandi applausi per lui. Il cantante ci mette troppa enfasi all’interno di un arrangiamento che sembra meno interessante rispetto alla versione studio. Alla canzone servirà di certo più di un ascolto per arrivare, ma la base è ottima.
Sal Da Vinci – “Per sempre sì”. Amatissimo, viene accolto da un’ovazione: conferma lo status di favorito assoluto. La canzone, la messa in scena, con tanto di balletto in platea e gesto-meme finale che non sveliamo, sono fatte per vincere, per diventare virali e colonna sonora di ogni matrimonio napoletano.
Malika Ayane – “Animali notturni”. Malika sul palco si diverte e fa divertire con un pezzo fondato sul ritmo e su atmosfere disco-vintage, mentre alle sue spalle sorge la luna degli animali notturni. Non mira alla vittoria, ma nel suo genere, che si stacca dalla maggioranza di questo Sanremo, è perfetta. Un momento di leggerezza che fa battere mani e piedi a tempo. La sua voce è impeccabile: grande controllo, tecnica e potenza. Da aggiungere alla playlist di una festa in terrazza.
Fulminacci – “Stupida sfortuna”. Una malinconia notturna avvolge un pezzo dolce e raffinato, che ha un bell’arrangiamento. Esibizione molto in linea con il suo repertorio. Sembra assumere l’eredità di quello che è stato Lucio Corsi nella scorsa edizione. Il brano è bello e ti resta in testa. Alla voce del cantautore romano fa da contraltare il coro creando un bell’abbraccio. È una delle canzoni scritte meglio di questo Festival di Sanremo.
Sayf – “Tu mi piaci tanto”. Sayf porta un brano con un ritornello che acchiappa tutti, è tra quelli più interessanti e canticchiabili, e delle strofe tutt’altro che banali, ma intrise di significato. L’influenza del cantautorato genovese è evidente, in una canzone che affronta temi sociali con leggerezza. Su di lui ci sono grandi riflettori accesi e se li merita. Questa canzone potrebbe essere una sorpresa per il grande pubblico, ma deve togliersi un pò di paura e lasciarsi andare.
Fedez & Marco Masini – “Male necessario”. Il pezzo è perfettamente equilibrato tra gli alti che raggiunge la voce di Masini e le barre buie di Fedez. Un pezzo piacione, costruito per tentare di arrivare altissimo, se non per vincere. Ambedue a tratti sfociano nell’overacting.
Levante – “Sei tu”. Levante si presenta senza filtri: pezzo non semplice nell’interpretazione, che rientra nelle ballate, ma con una performance asciutta e potente. Si conferma come sempre una grande performer, la voce è sempre un punto di forza.
Ermal Meta – “Stella stellina”. Il premio della critica è quasi assicurato. Sound multietnico e testo che racconta la storia di una bambina di Gaza, senza però mai nominarla o accennando in modo diretto al tema della guerra. Una canzone che non vuole urlare, ma colpire con delicatezza. Il sodalizio con Dardust non passa inosservato e aggiunge quel tocco sonoro in più dando sostanza al brano. Si gioca i primi posti della classifica.
J-Ax – “Italia Starter Pack”. Dissacrante, ironico come ai tempi dell’Italiano medio. Non c’è il rap, compare il country ma è una versione inaspettata di J-Ax che non stona. Sul palco con banjo e violino, se non fosse abbastanza chiaro il genere: lui si presenta con cappello e bastone da country gentleman con influenze anche irlandesi. Tanta festa sul palco con le cheerleader e altri due musicisti. La platea dell’Ariston sembra apprezzare.
Chiello – “Ti penso sempre”. L’alieno del Festival presenta un pezzo dolce-amaro, con una carica rock sotterranea che si sviluppa un pò più sul finale. Aria stralunata, capelli stropicciati ma l’esibizione è incisiva. La voce tiene e dimostra di sapersi muovere bene su un palco difficile come l’Ariston.
Serena Brancale – “Qui con me”. In questa canzone ci sono tutti gli ingredienti per vincere Sanremo. La dedica alla mamma scomparsa è uno dei momenti più toccanti del Festival. La voce non può essere discussa e l’unico rischio è che l’emozione le faccia commettere piccoli errori.Un pezzo molto aulico, interpretato benissimo. È senz’altro una delle performance più intense a cui abbiamo assistito, tanto da portarsi a casa una semi standing ovation.
LDA & AKA 7even – “Poesie clandestine”. Ritmi tribali perfetti per scatenarsi, con tanti ballerini sul palco. La canzone è orecchiabile e in scaletta può risvegliare gli spettatori assopiti, soprattutto dopo una certa ora. Possibile tormentone estivo.
Raf – “Come una favola”. Una performance da Sanremo d’altri tempi: solo una canzone scritta e arrangiata bene e un bravo cantante che non cerca effetti speciali o muscolarità vocale. La voce è ancora calda e potente. I fan apprezzeranno questo pezzo, che per i più forse resterà anonima.
Maria Antonietta e Colombre – “La felicità e basta”. Una volta era indie pop, oggi è solo pop fatto bene, un pò retrò nei suoni e nell’immaginario. Dimenticatevi i paragoni con i Coma_Cose: sul palco si divertono, senza giocare in modo troppo ruffiano sulla teatralità di coppia. La performance funziona, la coppia pure ma la canzone rischia di annegare nel mare delle proposte.
Tommaso Paradiso – “I romantici”. Romanticismo a palate e atmosfere soffuse: il cantautore romano arriva per la prima volta all’Ariston con un brano in linea con la sua storia musicale. Non raggiunge la vetta della sua produzione ma si inserisce perfettamente nella scaletta di Sanremo. Alcuni lo danno tra i possibili vincitori. Ma il pezzo sul palco non decolla. Da risentire, perché potrebbe migliorare con un nuovo ascolto.
Samurai Jay – “Ossessione”. Affrontare Sanremo senza snaturarsi è un pregio. La messa in scena è un pò carica ma la canzone è sicuramente radiofonica. Chissà se riuscirà a replicare il successo che ha già avuto sui social.
Elettra Lamborghini – “Voilà”. C’è tanta Elettra Lamborghini in questa esibizione: ballerini, piume di struzzo e una coreografia che i social apprezzeranno. Niente twerking e ritmi latini per un pop più raffinato che comunque fa sempre ballare
.Leo Gassmann – “Naturale”. Ottima interpretazione, la canzone si fa ascoltare grazie a un ritornello accattivante. Leo sa tenere il palco e gioca facile con un pezzo che piacerà.
Patty Pravo – “Opera”. Giovanni Caccamo ha cucito addosso a Patty Pravo una perfetta canzone alla Patty Pravo. “Semplicemente la vita, semplicemente follia”, grande presenza per un’artista che ha fatto la storia della musica italiana.
Michele Bravi – “Prima o poi”. La voce è un marchio di fabbrica che si riconosce a occhi chiusi. Il pezzo è bello e potrebbe crescere serata dopo serata.
Non resta quindi che attendere la prima serata del Festival di Sanremo 2026 per scoprire tutti insieme chi vincerà questa edizione e chi rappresenterà l’Italia all’Eurovision Song Contest del prossimo maggio.
Il Festival di Sanremo 2026 si svolgerà dal 24 al 28 febbraio prossimi. A condurre le cinque serate sarà il direttore artistico Carlo Conti e Laura Pausini.
Diverse le personalità e gli artisti che affiancheranno i due conduttori: Nella prima serata sarà presente Can Yaman, mentre nella seconda serata ci sarà anche Achille Lauro affiancato da Lillo e da Pilar Fogliati. Nella terza la modella Irina Shayk, nella quarta Bianca Balti e in quella finale Giorgia Cardinaletti.
Nella prima serata si esibiranno i 30 cantanti, che verranno votati dalla Giuria della Sala Stampa, TV e WEB. Nella seconda e terza serata, si esibiranno rispettivamente 15 cantanti a serata e saranno votati dal pubblico attraverso il Televoto e dalla Giuria delle Radio.
La quarta serata sarà dedicata alle cover: i cantanti in gara, affiancati da un artista Ospite, interpreteranno una canzone edita, scelta tra le canzoni facenti parte del repertorio italiano o internazionale e pubblicate entro il 31 dicembre 2025. A votare sarà il pubblico tramite Televoto, la Giuria della Sala Stampa, TV e WEB e la Giuria delle Radio. Le interpretazioni-esecuzioni della quarta serata non saranno parte integrante della gara.
Nel corso della serata finale si esibiranno nuovamente i 30 artisti, ciascuno con il rispettivo brano in gara, votati dal pubblico a casa tramite televoto. A votare la Giuria della sala stampa, la Giuria delle radio, TV e WEB e il pubblico a casa tramite televoto. Al termine sarà stilata la classifica finale, determinata dalla media tra le percentuali della serata finale e quelle delle serate precedenti, che stabilirà la classifica definitiva dalla trentesima alla sesta posizione.
Dopo l’azzeramento dei voti precedenti per i primi cinque classificati, essi si esibiranno nuovamente e saranno votati ancora dalla Giuria della sala stampa, dalla Giuria delle radio, TV e WEB e dal pubblico a casa tramite televoto. La somma dei voti di tutte le tre componenti decreterà infine la canzone vincitrice del Festival di Sanremo 2026.
Come ormai tradizione, il vincitore del Festival avrà la possibilità di rappresentare l’Italia alla 70ª edizione dell’Eurovision Song Contest 2026 che si si svolgerà presso la Wiener Stadthalle a Vienna, in Austria, dal 12 al 16 maggio 2026.
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