ESC 2018 – Belgio: Laura Groeseneken per il Belgio a Lisbona

Laura Groeseneken

L’emittente pubblica belga di lingua francese RTBF, che si alterna anno dopo anno con la  VRT – l’emittente nazionale di lingua fiamminga, ha annunciato qualche minuto fa che Laura Groeseneken rappresenterà il Belgio alla 63ª edizione dell’Eurovision Song Contest che si terrà per la prima volta in assoluto in Portogallo, presso la MEO Arena della città di Lisbona l’8, il 10 e il 12 maggio del prossimo anno, grazie alla vittoria di Salvador Sobral con “Amar pelos dois” (Loving for both of us).

Laura Groeseneken è stata presentata questa sera nel talkshow ‘Van Gils & Gasten’ condotto da Lieven Van Gils su één (emittente televisiva pubblica belga in lingua olandese, di proprietà della VRT) al quale ha preso parte anche Tom Dice, rappresentante belga nel 2010, sesto classificato. Durante la presentazione la cantante si è esibita con la versione in inglese di “Amar Pelos Dois (Love For Both)”,  brano vincitore dell’Eurovision Song Contest 2017.

Si tratta di un’artista che sebbene non abbia importanti riscontri di vendite, ha una valida carriera come autrice. 

Laura Groeseneken conosciuta anche con il nome d’arte SENNEK è nata nel 1990 e viene da Leuven. È una cantante che spazia dalla musica soul al pop passando per l’elettronica. Ha collaborato con molti musicisti fra i quali Ozark Henry, al fianco del quale si è esibita a Rock Werchter, uno dei festival più celebri del Belgio che si svolge ogni luglio ed ha lavorato a diversi progetti musicali quali la celebrazione del cinquantesimo anniversario del personaggio di James Bond,  007 In Concert ed Alex Callier con il quale ha scritto la canzone “Gravity” degli Hooverphonic.

Nella vita quotidiana, Laura lavora come merchandiser visivo per IKEA. Nel frattempo sta lavorando alla sua carriera solista e scrive le sue canzoni sotto il nome di Sennek. È anche insegnante di canto presso il centro musicale Het Depot nella città di Leuven.

SENNEK (Laura Groeseneken) è la prima partecipante ufficiale del’Eurovision Song Contest 2018. 

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La canzone che canterà sul palco della MEO Arena di Lisbona verrà presentata nei prossimi mesi.

Il Belgio è stata rappresentata nella scorsa edizione 2017 che si è svolta a Kyiv da Blanche (Ellie Delvaux) e il suo brano “City Lights”, scelti internamente da una giuria esperta dalla RTBF e pubblicata il 7 marzo 2017. Il singolo è arrivato 16° in classifica nelle Fiandre e 51° nella regione francofona della Vallonia.

Il paese è uno dei membri fondatori della Eurovision Song Contest aver debuttato al concorso nel 1956. Il paese ha vinto il concorso una volta, vale a dire nel 1986 con di Sandra Kim J’aime la vie. Il Belgio ha partecipato a quasi tutte le edizioni dell’Eurovision Song Contest (59 partecipazioni, 51 finali), tranne che nel 1994, 1997 e nel 2001, a causa dello scarso risultato nell’edizione precedente. Il paese ha vinto una sola volta, nel 1986, con “J’aime la vie” cantata dalla tredicenne Sandra Kim, che è oggi ricordata come la più giovane vincitrice del concorso canoro e l’anno successivo Bruxelles ha ospitato la manifestazione.

Si è classificato per due volte al secondo posto, nel 1978 e nel 2003. Nel 2003 la folk band degli Urban Trad (che non vinsero per lo scarto di soli due punti) cantò una canzone in una lingua inesistente, e lo stesso fecero 5 anni dopo gli Ishtar. Dall’introduzione delle due semifinali, ha conquistato la finale nel 2010, 2013, 2015, 2016 e 2017.

L’olandese e il francese, lingue ufficiali del Belgio insieme al tedesco, si sono alternati negli anni nelle canzoni presentate dal Belgio. Negli ultimi anni però è stato adottato, come altri paesi, l’inglese, mentre nel 2003 e 2008 si è optato per delle lingue immaginarie.

L’emittenti pubbliche, la fiamminga VRT e la vallona RTBF, trasmettono entrambe l’evento ma si alternano nell’organizzare la partecipazione, la prima negli anni pari privilegia la selezione nazionale, la seconda in quelli dispari sceglie di solito tramite una selezione interna, ma ovviamente non sono mancate le eccezioni; tale alternanza, almeno fino al 1996, si è riflettuta anche nella lingua.