Svezia: Ecco ‘Voyage’ il primo album di ABBA dopo 40 anni

ABBA sono tornati con un nuovo album d’inediti a 40 anni di distanza dal loro ultimo disco in studio ‘The Visitors’ e a quasi cinquanta dal primo era ‘Ring Ring’ del 1973. Esce oggi l’attesissimo ‘Voyage’ che rimette insieme la band svedese da quasi 400 milioni di album venduti in tutto il mondo.’

Eccoci qua, a quattro decenni da “The visitors”, ultimo album di studio del 1981. Il gruppo si sciolse a fine ’82 senza mai annunciare la fine, dopo un doppio divorzio tra le coppie: la vita reale aveva preso il sopravvento sulla musica. Qualche anno fa si iniziò a parlare di nuovi progetti, Bjorn e Benny avevano  lavorare dietro le quinte. Si immaginava di canzoni nuove, poi la pandemia ha rallentato e rimandato tutto. E nel 2021 abbiamo non una raccolta con un paio di inediti, ma un disco intero di inediti.

Uno dei più grandi e attesi ritorni nella storia della musica è realtà. I quattro ABBA si sono trovati nel mitico studio di Benny, Riksmixningsverket, a Stoccolma, per registrare i brani tra cui i primi due singoli “I Still Have Faith In You” e “Don’t Shut Me Down”. Che hanno fatto piangere – la prova è nei reaction video su YouTube –  moltissimi fan.

Subito dopo l’annuncio di ‘Voyage’ gli ABBA hanno infranto il record per un disco di Universal venduto più velocemente tramite pre-order: nel regno Unito in soli tre giorni hanno oltrepassato le 80mila copie.

«Grazie per averci aspettato: è ora che inizi un nuovo viaggio – hanno dichiarato gli Abba – stiamo davvero salpando per acque inesplorate». Un viaggio strepitoso che è incominciato e che proseguirà dal vivo come mai è accaduto prima.

ABBA Voyage ha venduto oltre 250mila biglietti nei primi 3 giorni e vedrà le versioni digitali di uno dei gruppi pop di maggior successo di tutti i tempi cantare le più grandi hit oltre ad alcune delle nuove canzoni.

«L’ispirazione principale per tornare di nuovo in studio di registrazione viene dal nostro coinvolgimento nella creazione del concerto più strano e spettacolare che sia mai stato possibile immaginare – ha dichiarato il gruppo – Saremo in grado di sederci tra il pubblico e guardare le nostre controparti digitali eseguire le nostre canzoni su un palco in un’arena costruita su misura a Londra per la prossima primavera. Strano e meraviglioso allo stesso tempo!”.

ABBA Voyage saranno dei concerti rivoluzionari: Agnetha, Björn, Benny e Anni-Frid canteranno in versione ‘digitale’ con una band reale di dieci elementi in un’arena costruita appositamente, la ABBA Arena, presso il Queen Elizabeth Olympic Park di Londra. Le danze inizieranno il 27 maggio 2022. Sarà un viaggio tra passato e futuro.

La versione digitale del quartetto è stata creata dopo mesi di riprese in motion capture insieme a un team di 850 elementi della Industrial Light & Magic, la compagnia di visual effects fondata da George Lucas, alla sua prima incursione nella musica dopo successi planetari come Star Wars.

Con quasi 400 milioni di album venduti in tutto il mondo, 17 hit al primo posto in classifica e più di 16 milioni di stream globali alla settimana, gli ABBA sono uno dei gruppi musicali più di successo di tutti i tempi. Chi non ha ballato o cantato una loro hit? Super Truper, S.O.S., Mamma Mia, Gimme! Gimme! Gimme! (A Man after Midnight) e Dancing Queen vi dicono qualcosa?

Le loro canzoni, scritte e prodotte da Benny Andersson e Björn Ulvaeus, interpretate dalla voci di Agnetha Fältskog e Anni-Frid “Frida” Lyngstad, hanno lasciato e lasciano ancora il segno della storia  della musica.

Hanno anche conquistato i social di ultima generazione: su TikTok i contenuti con l’hashtag #ABBA hanno da poco raggiunto un miliardo di visualizzazioni, senza che il catalogo fosse ufficialmente accessibile sulla piattaforma.

Nel 2010 gli ABBA sono stati inseriti nella Rock N’Roll Hall of Fame e nel 2015 Dancing Queen è stata aggiunta alla GRAMMY Hall of Fame.

“C’è un vecchio detto nell’industria musicale: non far passare mai più di 40 anni tra un album e l’altro”, hanno scherzato i due “mastermind”, presentando il progetto. Tra le condizioni che hanno permesso agli ABBA di ritrovarsi c’è la precisa richiesta di Agnetha e Frida di rimanere dietro le quinte, senza avere a che fare con i media – anche nei video promozionali si vedono sempre di sfuggita. Ma le loro voci non hanno perso nulla del loro fascino.

Quindi, com’è questo “Voyage”? Un disco fuori dal tempo, come se 40 anni non fossero passati e la musica non fosse andata avanti. Come se le canzoni fossero delle outtake dei dischi precedenti: incarnano un pop “old-school”, con arrangiamenti perfetti e melodie che echeggiano l’età d’oro. Gli unici segni del tempo che passa sono nei testi, inevitabilmente meno spensierati: ammiccano al rapporto tra passato e presente, al non avere più trent’anni ma avere superato i settanta.

Attraverso uno stile inconfondibile e un gusto anni 70, gli Abba tornano a farci sorridere, riflettere e sognare. È chiaro (ma nessuno aveva dubbi) che l’operazione di questo album strizzasse l’occhio al Natale e il gruppo lo dimostra a chiare note nel brano “Little things”. Interessante tra i dieci brani, oltre alle già citate, la ballad “I could be this woman” che propone un’immagine di un cane come punto di visuale nel descrivere la storia di un uomo che ha perso di vista il senso della realtà e “No doubt about it”, con il suo ritornello irresistibile. “Voyage” non ha pretese: è proprio ciò che tutti si aspettavano di ascoltare.

“Voyage” è stato scritto e prodotto da Benny Andersson e Björn Ulvaeus, con Agnetha Fältskog e Anni-Frid Lyngstad che hanno partecipato in studio cantando e hanno lavorato allo spettacolo che debutterà a Londra nel maggio del 2022, di cui si sa ancora poco se non che sarà iper-tecnologico, con una band dal vivo e i cosiddetti “Abbatars”, degli avatar digitali dei membri della band ricreati sulle loro sembianze degli anni ’70.  Intanto, ecco “Voyage”, raccontato canzone per canzone. 

“I Still Have Faith In You”. La prima canzone del ritorno degli ABBA: una ballata che parte un po’ malinconica e va in crescendo, sullo stile di classici alla “The winner takes it all”. Dichiaratamente scritta pensando alla storia del gruppo e riflettendo sulle emozioni dei membri sulla reunion: “Do I have it in me/I believe it is in there/For I know I hear a bittersweet song/In the memories we share”. Una dichiarazione di intenti, non a caso messa in aperturaga.

“When You Danced With Me”. Atmosfere folkeggianti, una sorta di pop in versione irlandese-svedese, con citazione di Kilkenny nella prima strofa e un testo che di nuovo gioca con la storia del gruppo tra passato e presente “You’re just here for the music, that’s all, or could it be/You miss the good old times when you danced with me”. L’impasto delle voci Frida e Agnetha rendono il brano un classico. 

“Little Things”. La canzone natalizia del disco: piano e voci poi gli archi: “Little things, like your sleepy smile/As the brand new day is dawning/It’s a lovely Christmas morning/And why don’t we stay in bed for a while”. Si chiude con un coro di bambini, un po’ cheesy, come spesso lo sono le canzoni di Natale.

“Don’t Shut Me Down”. La seconda diffusa all’annuncio del ritorno, nel disco è fusa con la precedente, alzando il ritmo dopo lo spleen natalizio : una canzone più veloce che ricorda nel ritmo “Dancing queen”. Un’altra dichiarazione d’intenti: “I’m hot, I’m wired up, don’t shut me down”.

“Just A Notion”. Il nuovo singolo, un altro brano ritmato classicamente ABBA, con le voci in armonia, un “wall of sound” basato piano e sezione ritmica: “Just a notion, that’s all/Just a feeling that you’re watching me”. Infatti è l’unica canzone non recente del mazzo: originariamente scritta nel ’78, venne incisa al tempo ma mai pubblicata – le voci sono quelle del demo originale, a cui sono state aggiunte chitarra e batteria.

“I Can Be That Woman”. Una ballata malinconica, sul tempo che passa e sui rapporti di coppia che cambiano: “You’re not the man you should’ve been/I let you down somehow I’m not the woman I could’ve been/But I can be that woman now”.

“Keep An Eye On Dan”. Un altro ritornello classicamente Abba, con archi, ritmica e tastiere che si inseguono. La canzone è tutt’altro che allegra: parla della gestione di un figlio dopo un divorzio: “Keep an eye on Dan, Promise me you can/He gets out of hand if you let him, so keep an eye on Dan/And don’t forget I’ll be back at seven on Sunday to get him”. Sul finale c’è una citazione di “S.O.S.”?.

“Bumblebee”. Di nuovo atmosfere follkegiante, con una ritmica da marcetta, e un tema ecologico “It’s quite absurd this summer morning to think we could be trapped/Inside a world where all is changing too fast for bumblebees to adapt”.

“No Doubt About It”. Le chitarre in evidenza, puro pop una canzone con diversi cambi di ritmo ma comunque tra le più cariche del disco: “I messed it up, alright/And there’s no doubt about it”. 

“Ode To Freedom”. Un finale corale, e un po’ pomposo se vogliamo: If I ever write my ode to Freedom/ It will be in prose that chimes with me/It would be a simple ode to Freedom/Not pretentious, but with dignity”. Che poi è lo spirito di questo album: gli abba sono tornati, con dignità, senza pretese di fare altro rispetto a quello che sanno fare benissimo: ottime canzoni. La parte più ambiziosa del progetto sarà lo spettacolo del prossimo anno, intanto c’è un disco che rilancia il mito.