Sanremo 2026: Iniziate le trattative con la Rai per il Festival di Sanremo 2026-2028

Dopo la valutazione della proposta, il Comune avvia la fase negoziale per l’organizzazione e la trasmissione delle prossime edizioni. 

Questa mattina è stata pubblicata sul sito web del Comune di Sanremo (www.comunedisanremo.im.it) la determina relativa alla fine dell’esame, da parte della commissione di valutazione, della proposta Rai relativa all’organizzazione e alla trasmissione del Festival della Canzone Italiana per le edizioni 2026, 2027 e 2028 (con eventuale proroga per un massimo di due anni).

Si chiude quindi la prima fase selettiva prevista dal bando per lasciare spazio alla seconda, quella negoziale.

A tal proposito, sempre questa mattina, la Giunta comunale ha adottato la delibera con cui, dopo aver preso atto della suddetta determina, ha confermato l’avvio dei lavori della fase negoziale, che inizieranno già la prossima settimana.

Aggiornamento: Mancano ancora sette mesi al prossimo Festival di Sanremo, ma Carlo Conti è già al lavoro e lo scorso maggio ha dichiarato che alcuni big hanno iniziato a mandargli i brani da ascoltare: “Ho già sentito qualcosa, sicuramente sarà come sempre una grande festa della musica italiana. È presto, anche se già qualcuno mi ha mandato qualche brano. Sarà un lungo percorso, come sempre entusiasmante e difficile, perché la cosa di cui sento grande responsabilità è quella di scegliere belle canzoni. Quest’anno mi pare sia stato molto fortunato e le canzoni siano state belle, sono sicuro che anche il prossimo anno verrò messo molto in difficoltà”.

Conti per tutta l’estate continuerà a ricevere e ascoltare i pezzi che gli artisti gli proporranno per il prossimo Festival di Sanremo e solo a dicembre con il consueto annuncio in diretta al Tg1 scopriremo il cast completo.

Come ogni anno però il portale musicale All Music Italia ha fatto il classico listone, un toto-nomi per Sanremo 2026 di chi potrebbe salire sul palco del Teatro Ariston (l’anno scorso hanno azzeccato più di 10 nomi su 26 proposti).

Secondo il noto sito a febbraio all’Ariston potrebbero esserci i ritorni di moltissimi big, tra cui Blanco, Tananai, Annalisa (che dopo due terzi posti potrebbe puntare alla vittoria), ma anche Patty Pravo e i Ricchi e Poveri, poi il debutto chiacchieratissimo di Tiziano Ferro, ma anche quello di Cristina D’Avena e dell’estone Tommy Cash. Per la quota Amici di Maria avrebbero delle buone possibilità Trigno (unico cantante di Amici 24 ancora in classifica), Antonia, Nicolò Filippucci, Aka7even, LDA e Sarah Toscano. Inoltre nel 2026 Carlo Conti potrebbe dare la possibilità di cantare all’Ariston a Emis Killa, visto che lo scorso gennaio si è ritirato dopo essere stato indagato per associazione a delinquere. Nel listone dei possibili big in gara però non vedo Al Bano Carrisi.

• Festival di Sanremo 2026, la lista dei possibili big: Le Grandi Glorie: Patty Pravo, Ricchi e Poveri; La Quota Rap: Emis Killa, Capo Plaza, Baby Gang, Coez, Baby K, BigMama, Boro; Ritorni: Marco Masini, Ermal Meta, Settembre, Alex Wyse, Sarah Toscano, Serena Brancale, Chiello, Cristiano De André; Quota Amici e XFactor: Trigno, Antonia, Nicolò Filippucci, Lorenzo Salvetti, Mimì; Comeback: Elettra Lamborghini, Irene Grandi, Sal Da Vinci, Arisa, Chiara Galiazzo, Anna Tatangelo, Giusy Ferreri, Benji e Fede, LDA, Aka7even, Leo Gassmann, Tananai, Dimartino; Nuove scommesse di Carlo: Emma Nolde, Eugenio in Via di Gioia, Malika Ayane, Amara, Matteo Bocelli, Tropico (Davide Petrella); Altri attesi ritorni: Blanco, Ghali, Neffa, Annalisa; Debutti inaspettati: Tiziano Ferro, Cristina D’Avena, Tommy Cash

Aggiornamento: Un primo passo verso il rinnovo della collaborazione tra Rai e il Comune di Sanremo per l’organizzazione del Festival della Canzone Italiana. La commissione comunale ha accolto l’offerta del servizio pubblico, ritenuta conforme ai requisiti del bando triennale, che copre le edizioni del Festival fino al 2028. La prossima settimana prenderà il via la fase negoziale, durante la quale le due parti si confronteranno su aspetti tecnici della convenzione, senza però poter modificare le condizioni sostanziali dell’accordo.

La notizia arriva dopo le tensioni dei giorni scorsi, legate alle indiscrezioni secondo cui la Rai avrebbe potuto valutare un cambio di location, complici le richieste economiche avanzate dal Comune. In realtà, questo nuovo passaggio rafforza l’intesa tra le parti, che sembrano orientate a trovare un punto d’incontro, anche in relazione alla gestione delle risorse economiche.

Tra le ipotesi in campo, anche la possibilità che parte della cifra destinata al Comune possa essere indirizzata al comparto discografico, che da tempo chiede maggiori investimenti per sostenere la partecipazione degli artisti al Festival e che, per l’edizione 2025, ha minacciato un boicottaggio. Al momento, comunque, non si profilano scenari che vedano il Festival abbandonare la sua storica sede ligure, almeno fino al 2028. Quindi, da quel che sembra, tanto rumore per nulla.

Aggiornamento: La recente sentenza del Consiglio di Stato, emessa a fine giugno, potrebbe segnare una svolta nei futuri rapporti tra il Comune di Sanremo e la Rai per la gestione del Festival della Canzone Italiana. Nel testo, si afferma chiaramente che il Festival è da considerarsi un evento di titolarità comunale, e non di esclusiva proprietà della TV di Stato.

“Il Festival, quale manifestazione canora ben individuata, costituisce un evento del quale è titolare (sub specie di possessore di marchio) il Comune di Sanremo”, scrive il Consiglio di Stato. 

La sentenza chiarisce inoltre che l’associazione dell’evento a un programma televisivo con un format specifico (quello trasmesso dalla Rai) è un elemento separato, e che l’identità del Festival come marchio è autonoma e distinta dal contenuto televisivo. Tradotto: il format televisivo può cambiare, ma il nome “Festival di Sanremo” resta legato alla città ligure.

Questo pronunciamento rafforza la posizione di Palazzo Bellevue, sede del Comune, che ha recentemente aperto una manifestazione di interesse per la gestione futura dell’evento. L’unico soggetto ad aver aderito finora è proprio la Rai, ma questo nuovo contesto potrebbe cambiare il tono delle trattative.

“Il marchio ha senz’altro una sua autonoma identità e un contenuto suo proprio che prescinde dal programma TV”, specifica ancora la sentenza, rigettando le argomentazioni di Rai e Rai Pubblicità secondo cui ci sarebbe una comunione di diritti sull’evento.

In sostanza, “Sanremo è Sanremo” — come recitava il celebre slogan degli anni ’90 — e sarà molto difficile, se non impossibile, che qualcuno possa “scippare” il Festival alla città dei fiori. Questo non significa che non possano nascere nuove kermesse musicali in Italia, ma nessuna potrà chiamarsi Sanremo né vantare la storicità e il valore simbolico dell’evento nato nel 1951 al Casinò Municipale.

Con questa sentenza in mano, il sindaco e l’assessore alla cultura di Sanremo potranno sedersi con maggiore forza al tavolo con la dirigenza Rai, in vista delle edizioni future del Festival. Perché Sanremo, ora lo dice anche la giustizia amministrativa, non è solo uno show televisivo: è un patrimonio della città.

Aggiornamento: Federalberghi avverte: senza il Festival di Sanremo, hotel chiusi d’inverno e impatto sociale grave. Il futuro della città è in bilico.

A pochi giorni dall’avvio delle trattative tra il Comune di Sanremo e la Rai per definire i futuri Festival della Canzone Italiana, nella città dei fiori si accende il dibattito su un’eventuale (seppur remota) uscita della kermesse dalla sua sede storica. Un’ipotesi che, se si concretizzasse, avrebbe ricadute economiche e sociali pesantissime per l’intero tessuto cittadino.

Il Festival rappresenta per Sanremo molto più di un evento musicale: è un volano economico, una fonte di lavoro stagionale e, come sottolineano con forza i commercianti e gli albergatori, una risorsa irrinunciabile per affrontare i mesi invernali.

“Il Festival è Sanremo e Sanremo è il Festival”, ha dichiarato Silvio Di Michele, presidente di Federalberghi Sanremo a Sanremonews, esprimendo preoccupazione per eventuali scenari che vedrebbero lo spostamento dell’evento. “Perderlo sarebbe un grande guaio – ha aggiunto – sia per la città che per l’intera provincia. Permette agli hotel di restare aperti nella bassa stagione: senza Festival, la maggior parte delle strutture chiuderebbe a ottobre per riaprire solo a Pasqua”.

Un danno non solo economico, ma anche occupazionale: “Ci sarebbero licenziamenti e forti contraccolpi sul piano sociale”, continua Di Michele. “Le strutture più grandi, in assenza della manifestazione, non aprirebbero nemmeno a Capodanno”.

Il Festival, infatti, non è solo la settimana di dirette televisive, ospiti e musica, ma un periodo prolungato che inizia settimane prima, con l’arrivo degli operatori e dei tecnici coinvolti nella produzione. Senza contare l’impatto delle 9.000 unità extra-ricettive tra case vacanza e B&B, che trovano nella manifestazione un’occasione fondamentale di attività.

Infine, il valore del brand “Sanremo” non ha prezzo: “A livello nazionale abbiamo una sovraesposizione mediatica impagabile. Il nome gira ovunque per settimane, generando un ritorno di immagine che qualsiasi località turistica potrebbe solo sognare”.

Mentre la Rai ha recentemente cambiato il nome alla rassegna dedicata ai giovani, che da anni si svolge a dicembre nella città dei fiori, l’Amministrazione comunale si prepara a sedersi al tavolo delle trattative forte del recente pronunciamento del Consiglio di Stato, che ha riconosciuto il marchio “Festival di Sanremo” come proprietà esclusiva del Comune.

L’attesa ora è tutta rivolta all’esito di questo confronto: in ballo non c’è solo la musica, ma l’identità e l’economia di un’intera città.

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