
La Rai avrebbe già comunicato informalmente al Comune una deadline fissata all’1 agosto 2025 – a ridosso del prossimo CdA del 30 luglio 2025. Se non si troverà presto un accordo, si potrebbe aprire uno scenario inedito per il futuro del Festival, che potrebbe persino uscire – seppur temporaneamente – dalla storica cornice dell’Ariston.
Il futuro del Festival di Sanremo è sempre più incerto. Tensione alle stelle tra la Rai e il Comune di Sanremo. Secondo quanto riportato da Il Sole 24 ORE, i rapporti tra la Rai e il Comune di Sanremo sarebbero ai minimi storici, con una trattativa ormai bloccata da giorni e un clima sempre più teso dopo settimane di scontri sul nuovo bando per l’organizzazione della storica kermesse, il Festival di Sanremo. Il nodo della discordia riguarda l’accordo di convenzione tra l’emittente pubblica e l’amministrazione comunale, scaduto e non ancora rinnovato.
La gara pubblica, indetta dal Comune per assegnare la gestione del Festival a partire dal 2026, è nata in seguito a una sentenza del Tar Liguria del 2024 – confermata dal Consiglio di Stato lo scorso maggio – che ha giudicato illegittimo l’affidamento diretto alla Rai per le edizioni 2024 e 2025, imponendo di fatto l’obbligo di procedura pubblica per l’uso dei marchi e dei diritti connessi.
A quanto risulta al quotidiano economico, la Rai è stato l’unico soggetto a presentare un’offerta formale. Tuttavia, la trattativa con il Comune si sarebbe arenata, anche per via di alcune richieste ritenute inaccettabili dalla Tv di Stato. In particolare, i vertici Rai avrebbero espresso forte contrarietà alla clausola che prevede la cessione dell’1% degli introiti pubblicitari al Comune e, soprattutto, alla richiesta di riconoscere a quest’ultimo la titolarità del marchio e del format del Festival.
Martedì 22 luglio 2025, sempre secondo il quotidiano confindustriale, il tema è stato al centro di una riunione ai piani alti di Viale Mazzini, durante la quale sarebbe emerso chiaramente il rischio di una rottura definitiva. La Rai avrebbe già comunicato informalmente al Comune una deadline fissata all’1 agosto 2025 – a ridosso del prossimo Consiglio di amministrazione del 30 luglio 2025– oltre la quale potrebbe prendere decisioni drastiche.
Nel caso in cui l’impasse non venga superata, la Rai sarebbe pronta a organizzare autonomamente un nuovo evento musicale per il 2026: il “Festival della Canzone Rai”, un’alternativa che potrebbe nascere lontano dalla Liguria. Tra le città che avrebbero già mostrato interesse o avviato contatti preliminari con l’azienda figurano Torino, Milano, Napoli, Viareggio e Rimini.
In questo braccio di ferro, Radiotelevisione Italiana S.p.A. rivendica il ruolo insostituibile della Rai nella costruzione del mito di Sanremo (è la Rai che ha fatto grande il Festival, al di là della disputa sui marchi), mentre il Comune sembra intenzionato a far valere i propri diritti sul nome e sulla gestione del Festival. Il conto alla rovescia è partito. E lo scenario, al momento, resta incerto, ma la poderosa macchina del Festival dev’essere avviata al più presto.
Aggiornamento, 24 luglio 2025 | 21.35: Sanremo, si riapre il tavolo tra Rai e Comune per il festival. Entro la prima settimana di agosto si deve chiudere la prima fase istruttoria, altrimenti la Rai procederà direttamente al piano B.
Dopo l’incontro informale tra il sindaco di Sanremo Alessandro Mager e i vertici dell’emittente pubblica italiana, si riapre sotto i migliori auspici il tavolo tra la Rai e il comune di Sanremo per la realizzazione del festival nella città ligure. A quanto apprende l’Adnkronos da ambienti Rai, dopo l’incontro informale di ieri a Roma tra i vertici Rai e la delegazione del comune di Sanremo composta dal sindaco Alessandro Mager e dall’assessore al Turismo Alessandro Sindoni, oggi sì è tenuta una riunione in Rai tra tutti i responsabili aziendali del progetto festival che ha di fatto sancito la riapertura della trattativa dopo l’impasse dei giorni scorsi. Anche in Rai, come nel Comune di Sanremo si respira un clima di cauto ottimismo che fa ben sperare sulla possibilità di arrivare ad un accordo tra le parti.
L’obiettivo è che si arrivi alla chiusura della prima fase istruttoria, quella del confronto tra i legali delle rispettive parti, entro la prima settimana di agosto, perché si possa procedere poi ad affrontare nel merito i singoli aspetti dell’accordo. Ma, a quanto apprende l’Adnkronos, se la fase istruttoria non si dovesse chiudere positivamente entro i primi di agosto, la Rai si sentirebbe libera di procedere direttamente ad un ‘piano B’ guardando altrove.
Aggiornamento: Il Festival di Sanremo 2026 rischia di lasciare la città dei fiori: tensioni con il Comune, trattative saltate e la Rai pronta a cambiare nome e città.
Sono ormai mesi che vi raccontiamo come tra la Rai e il comune di Sanremo non stia scorrendo buon sangue, ma adesso la frattura sembra davvero insanabile. La miccia si era accesa sette mesi fa, quando il Tar della Liguria ha stabilito che l’affidamento diretto del Festival alla tv di Stato era illegittimo, imponendo una gara pubblica. Ma da allora le cose sono solo peggiorate.
La frattura tra la tv di Stato e il Comune di Sanremo è ormai insanabile, e sul tavolo si parla persino di un rebranding totale della kermesse più amata d’Italia. Il Festival 2026 potrebbe non solo cambiare location, ma anche nome. Un terremoto mediatico e culturale che scuote le fondamenta della tradizione italiana.
Le nuove condizioni del comune di Sanremo fanno infuriare la Rai. A far saltare i nervi alla Rai sarebbero state le nuove condizioni richieste dal comune ligure: l’1% in più sugli introiti pubblicitari (oltre 60 milioni nel 2024), un +30% sullo sfruttamento del marchio e l’organizzazione obbligatoria di altri quattro eventi collaterali ufficiali legati al Festival. Una stretta che la Rai considera eccessiva e, soprattutto, inaccettabile.
Il risultato? L’emittente pubblica sta valutando seriamente di traslocare il Festival della Canzone Italiana. Non è più fantapolitica: secondo Il Sole 24 Ore, martedì 22 luglio si è tenuta in Rai una riunione ad altissimo livello e il verdetto sarebbe stato chiaro. Le trattative si sarebbero interrotte e il muro contro muro è ormai palese. Da un lato la Rai, che rifiuta di concedere al Comune la titolarità del marchio e del format. Dall’altro, un’amministrazione che non vuole arretrare nemmeno di un centimetro.
Il Festival 2026 trasloca in un’altra città? Ecco le mete probabili. La Rai, esasperata, avrebbe già fatto partire telefonate informali al comune di Sanremo con un messaggio forte e chiaro: se non si trova un accordo entro l’1 agosto, il Festival 2026 si farà altrove e si chiamerà “Festival della Canzone Rai”. Una rivoluzione che cancellerebbe più di 70 anni di storia e identità. Una mossa pesante, accompagnata da una lista di possibili nuove location: Viareggio (sede nel 1948 di un’edizione radiofonica del Festival), Rimini (che nel 1947 ospitò una rassegna musicale molto simile), Napoli, Torino e Milano.
Viareggio, in particolare, sarebbe in pole position: dal comune fanno sapere che ci sono già “interlocuzioni in corso” con la Rai. E non sarebbe nemmeno un debutto assoluto: pochi ricordano che prima di approdare a Sanremo, i primissimi Festival della canzone italiana si sono tenuti proprio a Rimini (1947) e a Viareggio (1948). L’edizione viareggina fu persino trasmessa in diretta radiofonica dalla Rai.
Intanto, anche Gianmarco Mazzi, sottosegretario alla Cultura, ha lasciato intendere che il Festival è destinato a cambiare: “Il Festival andrà incontro a un’evoluzione e molte cose potrebbero cambiare”.
Il tempo stringe e la sensazione è che stavolta il trasloco non sia solo una minaccia, ma un piano già in fase avanzata. La palla ora passa al comune di Sanremo: scenderà a patti o dovrà dire addio alla kermesse che l’ha resa celebre nel mondo?
E il Consiglio di Amministrazione Rai del 30 luglio potrebbe essere l’ultima chiamata per salvare il matrimonio tra la città dei fiori e il palco più iconico d’Italia.
Settant’anni di storia potrebbero finire così, tra carte bollate e scontri burocratici.
Se il Festival lascia Sanremo, ecco i nomi pensati dalla Rai. La frattura è così profonda che la Rai si sarebbe già mossa per registrare nuovi marchi alternativi, in modo da poter continuare a organizzare il Festival anche senza utilizzare il nome “Sanremo”, che ovviamente non potrebbe più comparire nella nuova denominazione. Ecco le nuove proposte: “Festival Rai della Musica Italiana“, “Il Festival della Rai” e “Italian Song Contest Rai“.
Aggiornamento: La Federazione Industriale Musicale Italiana – FIMI ha preso posizione accanto alla Rai nella diatriba con il Comune di Sanremo per l’organizzazione del prossimo Festival di Sanremo 2026.
A pochi giorni dalla scadenza del termine per la conclusione delle trattative tra Comune di Sanremo e RAI per l’organizzazione della prossima edizione del Festival della Canzone Italiana, una parte considerevole dell’industria musicale nazionale prende posizione.
“Ho incontrato oggi l’Amministratore delegato della RAI, Giampaolo Rossi, e abbiamo concordato sulla centralità del ruolo del Servizio Pubblico e dell’industria musicale nel Festival della Canzone Italiana, cosa della quale deve essere consapevole il Comune di Sanremo. FIMI ritiene che anche il Comune debba assumere degli impegni, sia economici che di sviluppo infrastrutturale, per garantire la mutua soddisfazione di tutti i soggetti coinvolti nella realizzazione di uno dei più importanti eventi musicali internazionali. In caso contrario c’è un concreto rischio di disimpegno proprio da parte di chi, oggi, garantisce il reale successo della manifestazione”, ha dichiarato il CEO di FIMI – Federazione Industria Musicale Italiana Enzo Mazza all’agenzia ANSA
Il “concreto rischio di disimpegno da parte di chi garantisce il reale successo della manifestazione” al quale Mazza aveva già fatto cenno un mese fa potrebbe riportare le lancette del Festival al 2004, quando le case discografiche, in polemica con l’allora organizzatore della manifestazione Tony Renis, “boicottarono” il Festival non presentando in gara i nomi di punta dei propri roster.
Nel frattempo, entro il prossimo giovedì 31 luglio è atteso l’esito delle trattative tra RAI e Comune: il negoziato, che secondo indiscrezioni sarebbe stato teso fino all’inizio della prossima settimana, si sarebbe progressivamente disteso in un parziale riavvicinamento delle parti. Le dichiarazioni di Mazza, tuttavia, riportano in primo piano le rivendicazioni del comparto della musica registrata, che da anni reclama più sostegno e migliori infrastrutture da parte degli organizzatori del Festival. Rivendicazioni, tra l’altro, condivise dal sottosegretario alla Cultura con delega alla Musica Gianmarco Mazzi, che si è detto pronto ad assecondare la discografia per imprimere un cambiamento sostanziale alla manifestazione canora.
Il Comune di Sanremo, a seguito della sentenza del TAR Liguria (dicembre 2024) confermata dal Consiglio di Stato (maggio 2025), ha pubblicato un bando per selezionare l’organizzazione del Festival di Sanremo dal 2026 poiché l’affidamento diretto alla RAI era stato dichiarato illegittimo.
Nonostante la RAI sia stata l’unica a partecipare alla gara, le trattative restano bloccate sul piano economico e sulla titolarità del marchio/format. FIMI, tramite il CEO Enzo Mazza, ha ribadito che la RAI è centrale per l’industria musicale e ha esortato il Comune a intervenire concretamente con risorse finanziarie e infrastrutturali: altrimenti c’è il rischio reale di un disimpegno delle etichette e degli operatori chiave.
Nel frattempo, la RAI ha fissato un ultimatum al Comune: senza accordo entro il 1 agosto, sarebbe pronta a spostare il Festival altrove (ad esempio a Milano, Napoli, Torino, Viareggio o Rimini), anche sotto una nuova denominazione. La macchina del Festival infatti inizia a lavorare già a settembre.
Le richieste di Rai sono molto semplici. Rai, fra le altre, chiede che il Comune di Sanremo si attivi per creare delle convenzioni con strutture alberghiere e di ricezione, al fine di contenere i costi che Rai e Fimi sostengono per gli artisti e tutto il personale che lavora durante le settimane del Festival e anche per il resto dell’anno. Costi che si aggiungono a quelli che Rai già sostiene per la convenzione.
Rai ha versato in tutti questi anni molti denari, non solo per la realizzazione delle serate del Festival, ma anche per i costi correlati, non ultimi appunto quelli delle strutture ricettive, che spesso costringono l’organizzazione a fruire di hotel in territorio francese, Nizza per esempio, a causa della scarsità e a volte inadeguatezza della logistica sanremese; con tutti i notevoli costi degli spostamenti che ne conseguono. E negli anni il Comune non ha mai partecipato ad alcuna spesa pur acquisendo milioni di euro dalle varie convenzioni ed i vantaggi economici dell’indotto impressionante generato sul territorio dal Festival.
Va inoltre ricordato che dal 1995 al 2008 decine di milioni di euro erano vincolati nella convenzione alla costruzione da parte del Comune di una struttura più adeguata rispetto all’ormai angusto teatro Ariston, questo per poter realizzare al meglio un evento in stile Eurovision song contest. Si parla del celebre Palafestival, struttura che ad oggi, come è sotto gli occhi di tutti, non è stata ancora realizzata.
Se non dovessero arrivare risposte concrete entro la fine di agosto, Rai e Fimi potrebbero decidere di realizzare un Festival come quello che abbiamo visto in questi anni da Sanremo, in altra località. Rai con i mezzi tecnici ed il suo esclusivo know-how e Fimi con le aziende produttrici e distributrici di musica e relativi artisti alleate lo possono fare ed il Comune di Sanremo lo sa bene. Intanto oggi ci sarà l’ultimo Cda Rai prima della pausa estiva in cui si dovrebbe parlare anche di Festival. Si attendono sviluppi quindi entro agosto.
Aggiornamento: Appello delle etichette indipendenti italiane al Comune di Sanremo per la definizione dei contenuti del Festival della Canzone Italiana 2026.
Il Festival di Sanremo è l’emblema principale della città, il nome stesso di Sanremo quale identificazione del Festival canoro è associato e spesso sovrapposto in tutto il mondo proprio a quello della stessa città. Il Comune di Sanremo è titolare dei marchi “Festival della Canzone Italiana” e “Festival di Sanremo”, quindi la connessione e identificazione non è solo popolare o giornalistica, ma rientra invece e pienamente nella sfera amministrativa. Il Coordinamento Stage & Indies ritiene pertanto che l’Amministrazione Comunale non possa esimersi dal rimarcare non solo la continuità e permanenza della manifestazione a Sanremo, ma anche “quale” Festival si intenda realizzare, quali siano i presupposti di qualità, rappresentatività, modello sociale che questa importantissima manifestazione riesce a offrire al mondo intero. Ovvero come il Festival di Sanremo veicola e rappresenta nel mondo sé stesso, la creatività italiana e la città che ha dato vita alla manifestazione.. Le etichette musicali indipendenti italiane desiderano farsi promotrici verso il Comune di Sanremo delle seguenti proposte da inserire quali clausole perentorie all’interno delle convenzione e modalità di svolgimento che verranno stipulate tra il Comune di Sanremo e i soggetti attuatori e organizzatori del Festival 2026.
Aggiornamento: Cresce la tensione tra Rai e Comune di Sanremo: il Festival della Canzone Italiana rischia di lasciare la Liguria dal 2026.
Il futuro del Festival di Sanremo è sempre più incerto. Nonostante i messaggi rassicuranti arrivati dalla città dei fiori, i rapporti tra Rai e Comune di Sanremo restano tesi, e l’ipotesi di un trasferimento della kermesse musicale in un’altra città dal 2026 non è più fantascienza.
Nei giorni scorsi si sono susseguiti incontri cruciali tra Viale Mazzini, rappresentata dall’amministratore delegato Giampaolo Rossi, e il Ceo di FIMI, Enzo Mazza. Proprio quest’ultimo ha lanciato un chiaro monito: «Il Comune di Sanremo deve assumersi impegni economici e infrastrutturali. In caso contrario c’è un concreto rischio di disimpegno da parte di chi garantisce il reale successo dell’evento».
Rai e FIMI chiedono al Comune di intervenire su vari fronti: convenzioni con strutture alberghiere per contenere i costi di alloggio di artisti e staff; miglioramenti logistici per evitare di dover ricorrere a hotel in Costa Azzurra, con costi extra di trasporto; un piano concreto per un nuovo spazio dedicato al Festival, erede del mai realizzato Palafestival, promesso fin dal 1995.
Secondo fonti interne, se la fase negoziale non si chiuderà entro agosto, la macchina organizzativa – che inizia a pieno regime a settembre – rischia di fermarsi.
La tensione è cresciuta dopo la sentenza del TAR Liguria, confermata dal Consiglio di Stato nel maggio 2025, che ha annullato l’affidamento diretto a Rai per le edizioni 2024 e 2025. Il Comune ha quindi indetto una gara pubblica per il 2026, a cui Rai ha partecipato come unico soggetto.
I nodi principali riguardano la titolarità del marchio “Festival di Sanremo” e la richiesta comunale di una percentuale sugli introiti pubblicitari. Condizioni giudicate inaccettabili da Viale Mazzini, che valuta ormai seriamente di spostare l’evento in un’altra città, ribattezzandolo “Festival della Canzone Rai”.
Secondo le indiscrezioni, le possibili sedi alternative per il 2026 sarebbero: Torino, già sede di Eurovision Song Contest 2022; Milano, fulcro televisivo e pubblicitario; Viareggio, con la sua tradizione musicale e carnevalesca; Rimini, forte di ricettività e spazi per grandi eventi; Napoli, simbolo di identità musicale italiana.
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