Sanremo 2013: Fazio, «A Sanremo per ridare vita alla canzone italiana»

Non sarà un Sanremo come gli altri. Anche se Fazio è un veterano e l’ha già fatto due volte (e i suoi sono fra i migliori dell’intera storia festivaliera). Ma erano altri tempi e anche Fabio era un altro. Ora viene da anni di Raitre. Si trova alla testa di un programma che trae la sua forza dal rivolgersi al pubblico colto (quello che non guarda Sanremo), con ospiti qualificati (che non amano andare altrove, in tv), con gente come Roberto Saviano, combattente civile di prima linea. Insomma, da anni Fazio vive su un’isola ben distinta dal degradante magma televisivo imperante.

E allora? Allora, ci prova. E assicura che sarà un altro Festival, a cominciare dalla musica: «Cercheremo di superare la logica della canzone sanremese che spesso non va al di là dell’Ariston per privilegiare, invece, canzoni dal respiro più lungo» assicura.

Fabio, è sicuro di non rischiare le penne?
«Ci proviamo, l’idea è di dare un quadro dello stato attuale della canzone italiana, modificando i rituali passati».

Ci vorrebbero nomi forti, tipo Jovanotti o Fabri Fibra. Ce la farà a vincere il muro di diffidenza?
«Il muro della diffidenza è superabile, più duro è il muro della convenienza e so che le star hanno le loro esigenze. Ma lavoriamo per fare capire agli artisti che c’è a disposizione una grande platea per far conoscere il proprio lavoro e che non si deve avere paura della popolarità».

Negli anni passati si è puntato molto sugli ospiti: Fiorello, Benigni, Celentano.
«Anch’io li vorrei tanto. So che il Festival è un appuntamento speciale, tipo Oscar. Dalla prossima settimana ci mettiamo al lavoro su questo fronte. Intanto lanciamo la novità della doppia canzone, scompaginando gli schemi».

A proposito di Celentano, domani se lo troverà contro: lui su Canale 5, lei su Raitre con Che tempo che fa del lunedì.
«Mi rendo conto. È un caso, io faccio il mio talk, che non è un evento, ma un programma seriale e quindi imparagonabile. Avremo come ospiti Stefano Benni e Matteo Renzi. Mi dispiace solo che io non potrò vedere lui e lui non potrà vedere me».

Al debutto, la settimana scorsa, ha fatto il 10 per cento di share.
«E i giornali killer mi sono saltati addosso».

Con Saviano si aspettavano un nuovo boom?
«Ma non era Vieni via con me, era Che tempo che fa del lunedì, programma seriale con Roberto ospite la prima puntata e che tornerà di tanto in tanto».

Valeva la pena cancellare il sabato e buttarsi in prima serata?
«È un esperimento e un servizio reso all’azienda. So che è una scommessa difficile, formato e budget non sono da prime time. Noi chiudiamo alle 22,30 non alle 23,30. Fare l’8 per cento avrebbe significato raddoppiare l’ascolto della rete in quella fascia. Abbiamo fatto il 10, che era l’obiettivo finale. A dicembre tireremo le somme».

Non pensa che Saviano rischi di logorarsi se fa troppa tv?
«Per Roberto questo è il minore, fra i rischi che corre. Lui poteva scegliere se andare in tv una volta l’anno, quando esce un suo libro, oppure, visto che ha grandi capacità affabulatorie, fare anche tv. Credo che questa sia la scelta giusta e non è detto che se uno fa 11 milioni di spettatori una volta, poi debba farli sempre, sennò il successo diventa una disgrazia!».

Chissà che non li rifaccia a Sanremo, dove lei porterà anche Luciana Littizzetto.
«È una scommessa. L’idea è che Luciana presenti con me vestita da sera, e, se è capace, che scenda le scale. Sarà, comunque, una presenza femminile diversa. E poi è la donna più amata della tv, che arrivi a Sanremo è un segno importante».

Lei ama circondarsi di personaggi con cui ha consuetudine, si parla molto anche di Claudio Baglioni.

«Il venerdì faremo un gioco della memoria sulla storia di Sanremo, mi piacerebbe moltissimo che ci fosse. Quanto alla squadra, nei miei due precedenti Festival avevo lavorato con il gruppo di Quelli che il calcio. Stavolta faccio la stessa cosa con Che tempo che fa».

Il Festival è una bella rivincita, dopo il famoso editto bulgaro a Raitre era rientrato dalla finestra.

«Mi ha fatto enorme piacere la chiamata di Giancarlo Leone e sono contento del mio rapporto con la Rai, l’ho detto anche al dg Gubitosi, che mi ha voluto conoscere. Ma non è una rivincita. A Raitre voglio restare tutta la vita. Oggi fare Che Tempo che fa su Rai Uno sarebbe impossibile. Certo quello che successe dieci anni fa è stato di una volgarità assoluta, un atto miserabile per non dispiacere agli ordini».

Preoccupato?
«Gli ascolti degli ultimi anni sono stati grandissimi. Presta e Morandi hanno fatto un lavoro pazzesco. Ma a una certa età la scala dei valori cambia. L’importante per me è divertirsi».

Sanremo e Che tempo che fa due volte a settimana: ce la fa a fare tutto?
«A parte che a Natale il lunedì si ferma, la verità è che io sono un monaco, faccio una vita militare. Mi alzo alle sette, porto i bambini a scuola, lavoro fino a sera, poi sto con i bambini fino alle nove e mezzo e vado a dormire. Non esco mai».

E il dorato mondo dello spettacolo?
«Qualche volta, raramente, ho degli amici a cena. Una vita noiosissima, però felice!».

 (Tratto da: Il Messaggero)