ESC 2020 – Islanda: RÚV e EBU-UER discutono di una potenziale sanzione per l’incidente degli Hatari a Tel Aviv


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L’emittente pubblica islandese RÚV ed EBU-UER stanno attualmente discutendo di possibili multe per la bandiera palestinese che i propri rappresentanti Hatari hanno “illegamente” sventolato durante la finale della 64ª edizione dell’EurovisionSong Contest che si è svolto per la terza volta in assoluto in Israele (dopo l’Eurovision Song Contest 1979 e l’Eurovision Song Contest 1999), presso l’EXPO Tel Aviv (International Convention Center) il 14, 16 e 18 maggio scorso, grazie alla vittoria di Netta Barzilai con la canzone “TOY”. questo maggio.

Rúnar Freyr Gíslason, Capo delegazione islandese, ha confermato in un’intervista che si tratterebbe solo di una multa pecuniaria, di importo nemmeno così tanto elevato, e che comunque la partecipazione dell’Islanda alla 65ª edizione dell’Eurovision Song Contest che si terrà nei Paesi Bassi, per la quinta volta dopo le edizioni del 1958, 1970, 1976 e 1980), in seguito alla vittoria di Duncan Laurence nell’edizione precedente tenutasi a Tel Aviv con il brano “Arcade”, il 12, 14 e 16 maggio del prossimo anno. — i cui preparativi sono ben avviati — non verrà bloccata o messa in discussione.

L’edizione israeliana del 2019 è stata prevedibilmente anticipata da ogni sorta di polemica. Il BDS, Movimento per il Boicottaggio, Disinvestimento e Sanzioni a Israele, ha chiesto a tutti i partecipanti il boicottaggio della gara – compresa Madonna, ospite speciale della finale; gli ebrei ortodossi hanno protestato contro la finale, prevista durante lo shabbat e anche per questo la gara, che inizialmente doveva svolgersi a Gerusalemme (scelta tutt’altro che apolitica) è poi stata spostata a Tel Aviv, città caratterizzata dalla movida, dal lungo mare delle cartoline di promozione turistica e dai locali gay friendly.  

L’evento è privo di grandi inciampi, ma durante l’esibizione di Madonna due ballerini si abbracciano e alcuni notano, in ombra, due piccolissime bandiere sulla schiena di entrambi: una palestinese e una israeliana. A rompere il silenzio arrivano gli islandesi Hatari, un gruppo musicale islandese formato da Einar Hrafn Stefánsson, Klemens Nikulásson Hannigan e Matthías Tryggvi Haraldsson. Il trio, che si presentano come «un complesso artistico techno BDSM contro il capitalismo», è salito alla notorietà grazie alla partecipazione all’Eurovision Song Contest 2019 con il brano “L’odio prevarrà” (Hatrið mun sigra”), classificandosi decimi. Inoltre attirano l’attenzione anche per la stravaganza, per la proposta musicale insolita, per la costruzione teatrale, e anche per l’abbigliamento, che richiama il feticismo sado-maso.

Nel mese di gennaio 2019 sono stati confermati fra i dieci partecipanti al Söngvakeppnin 2019, il processo di selezione islandese per l’Eurovision Song Contest 2019, con il brano “Hatrið mun sigra”; dopo aver superato la semi-finale, il trio si è esibito alla finale del 2 marzo, dove il pubblico li ha incoronati vincitori, guadagnando il diritto di rappresentare l’Islanda all’Eurovision Song Contest a Tel Aviv.

La loro esibizione supera le semifinali dell’evento e si classifica al decimo posto nella classifica finale con 232 punti totalizzati, risultando inoltre la sesta più votata dal pubblico da casa. All’annuncio del loro punteggio finale, il gruppo ha esposto sciarpe con scritte e colori della bandiera della Palestina, scatenando non poche controversie nella stampa internazionale.

L’incidente ha provocato una dura reazione in Israele, tanto da chiedere all’EBU-UER di imporre dure sanzioni, in quanto questa era una chiara violazione delle regole del concorso. L’incidente è stato tagliato nella versione DVD del contest, mentre nella versione disponibile su Netflix, agli spettatori americani, è visibile.

Poco dopo che gli Hatari tirarono su la bandiera, una guardia di sicurezza arrivò e li bloccò. Avevano ricevuto la bandiera a Ramallah — zona visitata per le riprese del video musicale per la canzone “Klefi/صامد” (samed) con l’artista queer palestinese Bashar Murad — e l’avevano introdotta clandestinamente attraverso il confine con l’Israele.

L’Islanda ha debuttato all’Eurovision Song Contest 1986. In 32 partecipazioni (25 finali), ancora non è riuscita ha vincere la manifestazione. Come migliori risultati, ha ottenuto due secondi posti, uno nel 1999 con Selma e il suo brano “All out of luck” e l’altro nel 2009 con Jóhanna e il suo brano “Is it true?”, a 10 anni di distanza l’uno dall’altro. È l’unico paese nordico a non avere ancora vinto l’evento. Nel 2005, per la prima volta dall’introduzione di una semifinale, non riesce a qualificarsi per la serata finale.

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