ESC 2026 – 🇳🇱 Paesi Bassi: AVROTROS chiede l’espulsione di Israele anche in caso di cessate il fuoco

L’emittente pubblica olandese AVROTROS ribadisce, Israele deve essere escluso dall’Eurovision Song Contest, citando Gaza, la libertà di stampa e le interferenze del governo.

La partecipazione di Israele all’Eurovision Song Contest 2026 continua a dividere i Paesi membri dell’EBU-UER. L’emittente pubblica olandese AVROTROS ha dichiarato che sosterrà l’espulsione di Israele dal concorso anche nel caso in cui venga raggiunto un cessate il fuoco con Hamas.

Secondo un portavoce, la posizione dei Paesi Bassi è stata presa con “la massima serietà”, basandosi su fatti e report verificati: il grave dramma umanitario a Gaza, il deterioramento della libertà di stampa, le numerose vittime tra i giornalisti, e l’interferenza del governo israeliano nell’ultima edizione del contest.

“Non dimenticheremo le sofferenze subite a Gaza e l’erosione della libertà di stampa”, ha dichiarato il portavoce, ribadendo che la decisione riguarda esclusivamente l’edizione del 2026. Una possibile revisione della posizione potrà avvenire solo negli anni successivi, a seconda delle circostanze.

Il voto sull’eventuale esclusione di Israele dall’Eurovision Song Contest 2026 si terrà a novembre, durante l’assemblea generale dell’EBU-UER.

Nonostante la posizione critica, l’emittente ha confermato che il processo di selezione della canzone olandese per il 2026 è in corso e che tutte le proposte sono al vaglio della commissione.

Da ricordare che tra boicottaggi e proteste, la politica è salita senza ombra di dubbio sul palco dell’evento. Sono già 5 i paesi europei decisi a ritirarsi dalla kermesse in caso di partecipazione di Israele. E l’equilibrio della manifestazione, prevista per il prossimo maggio a Vienna, traballa.

Già a Malmö, nel 2024, l’indignazione per le condizioni di vita degli abitanti della Striscia di Gaza era palpabile. Nel 2025 la manifestazione è stata vinta dall’austriaco JJ in un clima a dir poco tesissimo, al centro del dibattito c’era la partecipazione di Israele al contest, presenza che ha scatenato non poche proteste tra le strade di Basilea, città organizzatrice della passata edizione. Quest’anno la situazione ha già scatenato un ampio dibattito ed è altrettanto infuocata, nonostante manchino 7 mesi all’evento, che si terrà a Vienna dal 12 al 16 maggio 2026, cinque paesi – Islanda, Irlanda, Paesi Bassi, Slovenia a cui si è aggiunta anche la Spagna – hanno fatto sapere che non prenderanno parte al contest se sul palco ci sarà un rappresentante di Israele.

Sono le crescenti tensioni internazionali e la volontà di mostrare solidarietà al popolo palestinese a portare alcune nazioni europee a minacciare il boicottaggio, che punta ad esercitare una maggiore pressione in vista dell’assemblea generale dell’Unione Europea di Radiodiffusione (EBU-UER), prevista agli inizi di novembre, che dovrà decidere se mantenere la tv pubblica israeliana KAN nella competizione.

Inizialmente una decisione definitiva sul caso doveva essere presa a dicembre a Ginevra, adesso i tempi sono stati accorciati. L’Unione Europea di Radiodiffusione (EBU/UER), organizzatrice dell’Eurovision Song Contest, ha convocato un’Assemblea straordinaria a novembre per consentire alle emittenti pubbliche affiliate di votare sulla partecipazione di Israele all’edizione del 2026, nonostante l’opposizione di diversi membri a causa dell’offensiva israeliana a Gaza. La Spagna è l’unico paese ad aver adottato la decisione di ritirarsi tra i cosiddetti “Big Five”, i Paesi che apportano un maggiore contributo finanziario all’Eurovision Song Contest (con Italia, Francia, Germania e Regno Unito), e che accedono di diritto alla serata finale, senza passare dal televoto preliminare. L’annuncio arrivato da Madrid che anticipa la volontà di ritirarsi dall’Eurovision Song Contest 2026 ha fatto dunque scalpore, anche perché la decisione, formalizzata dal Consiglio di Amministrazione della televisione pubblica RTVE, calca molto la mano sul comportamento che il Comitato organizzativo ha adottato nei confronti della Russia nel 2022, esclusa dal contest per via del conflitto in atto con il popolo ucraino, rispetto all’indulgenza espressa nei confronti di Israele. 

Per escludere Israele dall’Eurovision Song Contest 2026 di Vienna è necessaria la maggioranza assoluta dei voti dei membri dell’EBU-UER.

Tutti i Paesi potranno votare online per decidere sulla partecipazione di Israele alla kermesse. In una lettera inviata giovedì 25 settembre 2025 alle emittenti degli Stati partecipanti, la presidente dell’Unione Europea di Radiodiffusione (EBU-UER), Delphine Ernotte Cunci, ha spiegato che esiste una “diversità di opinioni senza precedenti riguardo la partecipazione della tv israeliana KAN”. Motivo per cui “dato che l’unione non ha mai affrontato una situazione tanto divisiva prima, l’Executive Board ha concordato sul fatto che la questione merita una più ampia base democratica per una decisione, dove a tutti i membri si possa dare voce”.

La risposta della radiotelevisione israeliana non si è fatta attendere. “KAN esprime la sua ferma speranza che l’Eurovision Song Contest mantenga la sua identità culturale e non politica. La potenziale squalifica dell’emittente pubblica israeliana, tra i partecipanti più antichi, popolari e di successo, sarebbe decisamente problematica in vista dell’edizione numero 70 del concorso, che è stato fondato come simbolo di unità, solidarietà e fratellanza. Una simile scelta potrebbe avere implicazioni ad ampio raggio per la competizione e i valori che l’EBU sostiene. Lo statuto EBU stabilisce che decisioni straordinarie di questo tipi richiedano una maggioranza del 75% dell’Assemblea generale, una percentuale eccezionale. Confidiamo che l’EBU salvaguarderà il carattere professionale, culturale e non politico del concorso, che taglia lo storico traguardo dei 70 anni nell’unire attraverso la musica”.

Raggiunta dal Times of Israel per avere delucidazioni sul tipo di maggioranza necessaria a escludere Israele, l’EBU-UER ha spiegato che basterà il 50% di contrari perché l’emittente pubblica israeliana KAN non partecipi alla gara. 

Aggiornamento: Il caso Israele divide l’EBU-UER, scenari e conseguenze di una decisione storica. 

Il dibattito sulla partecipazione di Israele all’Eurovision Song Contest 2026 continua ad alimentare tensioni senza precedenti. Dopo le proteste a Malmö 2024 e le polemiche durante l’edizione 2025 di Basilea, l’EBU-UER (European Broadcasting Union) si trova ora davanti a una scelta storica, decidere tramite un voto straordinario previsto a novembre, se la tv israeliana KAN potrà prendere parte all’edizione di Vienna 2026, che segnerà anche il 70° anniversario della manifestazione.

Mai prima d’ora l’EBU-UER aveva convocato un’assemblea dei Broadcaster per decidere sull’esclusione di un singolo Paese. L’iniziativa è arrivata dopo le richieste formali di Spagna, Irlanda e Slovenia, cui si sono aggiunti anche i Paesi Bassi e Belgio fiammingo. Altri Paesi, come la BBC (Regno Unito), SVT (Svezia) e TVP (Polonia), si sono limitati a dire che seguiranno il processo di discussione senza sbilanciarsi sul voto. Francia e Australia hanno già confermato la propria partecipazione a prescindere dall’esito.

La presidente EBU-UER Delphine Ernotte Cunci ha chiarito che “non è stato possibile raggiungere una posizione condivisa” e che la decisione finale spetterà al voto dei membri.

Se Israele dovesse rimanere in gara, il rischio maggiore riguarda i boicottaggi. Spagna, Irlanda, Slovenia e i Paesi Bassi hanno già lasciato intendere che potrebbero ritirarsi dall’edizione 2026. Una riduzione dei partecipanti avrebbe un impatto economico pesante, dato che Spagna e i Paesi Bassi sono tra i principali contributori finanziari dell’Eurovision Song Contest.

Ci sarebbero anche conseguenze di immagine, il dibattito politico oscurerebbe la musica, le proteste nelle strade di Vienna sarebbero inevitabili e la sponsorizzazione dell’evento potrebbe risultare compromessa. Inoltre, Israele potrebbe sfruttare il televoto, dove ha ottenuto risultati altissimi nelle ultime due edizioni, per rimanere competitivo nonostante il clima di contestazione.

Uno scenario altrettanto complicato. L’esclusione comporterebbe una riduzione automatica dei Paesi in gara e rischierebbe di aprire fronti legali da parte di KAN. Alcuni Paesi chiave come Germania e Italia hanno già espresso contrarietà a una sospensione, mentre altri – come tre membri del CdA Rai – spingono per un boicottaggio.

Sul fronte economico, si rischierebbe anche la perdita di sponsor legati a Israele, come Moroccan Oil, storico partner dell’Eurovision Song Contest. Sul piano politico, l’esclusione incrinerebbe l’immagine dell’Eurovision Song Contest come “evento apolitico” e aprirebbe un precedente che potrebbe condizionare le edizioni future.

C’è poi un aspetto culturale, Israele è parte integrante della storia della kermesse dal 1973, con quattro vittorie memorabili tra cui quella di Dana International nel 1998 e “Toy” di Netta nel 2018. L’assenza verrebbe percepita come una perdita simbolica proprio nell’anno del 70° anniversario.

Il dibattito sull’esclusione di Israele non riguarda solo la musica. Anche la FIFA è stata recentemente sollecitata a sospendere Israele dalle competizioni calcistiche, come già avvenuto con la Russia nel 2022. Ma il presidente Gianni Infantino ha ribadito che la federazione “non può risolvere i problemi geopolitici” e che il compito del calcio è promuovere pace e unità. Un atteggiamento analogo a quello che molti temono per l’EBU-UER, il rischio di una non-decisione che scontenti tutti.

Che Israele venga incluso o escluso, l’Eurovision Song Contest 2026 sarà inevitabilmente segnato dalla politica. Se resta, ci saranno boicottaggi e proteste; se viene escluso, esploderanno polemiche su censura e “cancel culture”. In entrambi i casi, il sogno di un’Eurovision Song Contest “United by Music” rischia di trasformarsi in un’arena di divisioni e scontri.

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