ESC 2025 – 🇪🇸 Spagna: Pedro Sánchez chiede l’esclusione di Israele dell’ESC

La questione Spagna, EBU-UER, Israele è ormai diventata un caso politico, nonostante l’Eurovision Song Contest è un evento per sua natura apolitico come prevede anche il regolamento e dovrebbe rimanerlo, e ora a prendere la parola è addirittura il primo ministro spagnolo, Pedro Sánchez.

Questo è quanto ha dichiarato durante il forum “I settori culturali e creativi in in Spagna”: “El compromiso de España con los derechos humanos debe ser constante y coherente. También desde Europa. Si se le exigió a Rusia no participar en Eurovisión tras la invasión de Ucrania, tampoco debería hacerlo Israel. No podemos permitir dobles estándares, tampoco en la cultura. // L’impegno della Spagna con la legalità internazionale e i diritti umani dev’essere costante e coerente. Anche dall’Europa. Per questo, credo che nessuno si mise le mani nei capelli quando tre anni fa iniziò l’invasione russa in Ucraina e se ne chiese l’esclusione dalle competizioni internazionali e di non partecipare, ad esempio, all’Eurovision. E per questo non dovrebbe farlo nemmeno Israele. Quello che non possiamo permetterci sono i doppi standard, tantomeno nella cultura. E da qui, in tutti i casi, un abbraccio solidale ai popoli di Ucraina e Palestina, che stanno vivendo l’irragionevolezza della guerra e dei bombardamenti. ”

Si tratta, senza mezzi termini, della dichiarazione di maggior peso seguita a quattro giorni di polemiche incrociate tra un Paese e l’altro. Motivo del contendere, come noto, le parole espresse durante la seconda semifinale dai cronisti della RTVE Tony Aguilar e Julia Varela durante la presentazione della canzone di Yuval Raphael, in gara per Israele con “New day will rise”, seguiti da un messaggio di pace per la Palestina, trasmesso pochi secondi prima della finale dell’Eurovision Song Contest 2025.

Va ricordato, che la canzone è poi arrivata al secondo posto, facendo il pieno al televoto così come nella votazione online a pagamento (denominata “Rest of the World” perché aperta a tutti i paesi idonei che non partecipano al concorso).

Nella mattina di ieri, il Ministro israeliano per la diaspora e la lotta contro l’antisemitismo, Amichai Chikli, aveva fatto notare a Sánchez come il televoto della Spagna aveva accordato i 12 punti (il punteggio massimo) a Israele. In tal senso, RTVE ha informato attraverso un’infografica di questa ripartizione del televoto di propria competenza:

  • Prima semifinale: 774 chiamate, 2.377 SMS, 11.310 voti online
  • Finale: 7283 chiamate, 23.840 SMS, 111.565 voti online

Per confronto, questi i dati del 2024:

  • Seconda semifinale: 2.140 chiamate, 6.259 SMS, 13.200 voti online
  • Finale: 12.163 chiamate, 33.967 SMS, 107.503 voti online.

Aggiornamento: L’Eurovision Song Contest 2025 è stato accompagnato da un acceso scontro politico e istituzionale tra l’emittente pubblica spagnola RTVE e l’EBU-UER (European Broadcasting Union), con al centro la partecipazione di Israele alla kermesse e il ruolo del televoto in un contesto segnato da conflitti internazionali.

Già in aprile, RTVE aveva inoltrato una petizione ufficiale all’EBU-UER per chiedere un confronto sulla presenza della televisione israeliana KAN all’Eurovision, in considerazione della guerra in corso a Gaza e delle forti preoccupazioni espresse da vari gruppi della società civile. Alla richiesta avevano aderito anche le delegazioni di SloveniaIslanda e Irlanda. Pur ribadendo il proprio impegno verso l’EBU-UER e i valori della manifestazione, RTVE invitava l’organizzazione ad aprire uno spazio di riflessione sulla partecipazione israeliana.

La risposta dell’EBU-UER è arrivata prontamente, accogliendo il dialogo ma ribadendo che tutti i membri dell’Unione, inclusa KAN, restano eleggibili a partecipare.

Le tensioni si sono acuite durante la seconda semifinale, quando i commentatori di RTVEJulia Varela e Tony Aguilar, hanno ricordato – durante la presentazione dell’artista israeliana Yuval Raphael – sia che la cantante è sopravvissuta agli attacchi di Hamas del 7 ottobre, sia il drammatico bilancio delle vittime civili a Gaza, citando i dati delle Nazioni Unite (oltre 50.000 morti, di cui più di 15.000 bambini).

Varela ha precisato che si trattava di un richiamo alla pace e ai diritti umani, coerente con lo spirito inclusivo dell’Eurovision Song Contest. Tuttavia, l’emittente pubblica israeliana KAN ha presentato un reclamo formale, portando l’EBU-UER a diffidare RTVE dal fare ulteriori riferimenti al conflitto.

Secondo quanto riportato da El País, una lettera firmata da Bakel Walden (presidente uscente del Reference Group) e da Martin Österdahl (supervisore esecutivo dell’Eurovision Song Contest) ha ammonito RTVE: ogni dichiarazione dei commentatori che violi la neutralità del concorso sarà sanzionata con “multe punitive”. L’EBU-UER ha ricordato che il regolamento e il manuale dei commentatori vietano espressamente riferimenti politici o dichiarazioni che possano compromettere lo spirito “apolitico” dell’evento.

Nonostante l’ammonimento, pochi secondi prima della diretta della finale è apparso un messaggio su sfondo nero, in spagnolo e inglese: “Quando sono in gioco i diritti umani, il silenzio non è un’opzione. Pace e giustizia per la Palestina.”

Il presidente di RTVE, José Pablo López, ha poi rilanciato il messaggio sui propri canali social. Tuttavia, durante la trasmissione, i commentatori si sono attenuti alle indicazioni, evitando ogni riferimento al conflitto.

Alla luce dei risultati finali, RTVE ha annunciato l’intenzione di chiedere all’EBU-UER una riflessione anche sul sistema di televoto, che – a loro dire – risente dell’influenza di dinamiche geopolitiche e campagne organizzate. Il caso emblematico è quello di Israele, che ha ricevuto solo 60 punti dalle giurie, ma è balzato in alto nella classifica grazie a ben 297 punti dal televoto, risultando il Paese più votato dal pubblico. Anche l’Ucraina ha beneficiato di un simile effetto, salendo dal ventesimo posto delle giurie al quarto nella classifica finale.

Già nel 2024, il televoto spagnolo aveva assegnato i 12 punti a Israele, nonostante le tensioni politiche interne. Secondo Telediario, altre emittenti nazionali potrebbero unirsi alla richiesta di revisione delle regole del televoto.

In Spagna, la vicenda ha avuto una forte risonanza mediatica e politica. Diversi esponenti di partiti di destra ed estrema destra hanno pubblicamente dichiarato di voler votare per Israele a prescindere dalla qualità artistica della canzone, alimentando il sospetto di un uso ideologico del televoto.

RTVE denuncia una politicizzazione crescente dell’evento e invita l’EBU-UER a garantire che l’Eurovision resti uno spazio di incontro musicale e culturale, davvero “unito dalla musica” – come recita il suo motto – e non diventi terreno di scontro tra opposte propagande.

Aggiornamento: la Spagna contesta il televoto: secondo RTVE, i conflitti in corso avrebbero influenzato i voti. Chiesta verifica all’EBU-UER.

L’Eurovision Song Contest 2025, concluso con la vittoria dell’austriaco JJ e la sua ‘Wasted Love’, continua a far discutere. La radiotelevisione pubblica spagnola RTVE ha annunciato l’intenzione di chiedere all’Unione Europea di Radiodiffusione (EBU-UER) una verifica approfondita del sistema di televoto, che secondo l’emittente sarebbe stato influenzato dagli scenari di guerra internazionali, minando l’imparzialità del concorso.

Secondo RTVE, la straordinaria quantità di voti ricevuti da Israele – ben 297 punti dal pubblico, inclusi 12 punti da 13 Paesi – solleva il dubbio che il conflitto in corso a Gaza abbia condizionato l’opinione dei votanti. La Spagna, per esempio, ha visto una partecipazione record al televoto nella finale: 142.688 voti totali, a fronte dei soli 14.461 nella prima semifinale (dove Israele non era in gara). Da Madrid, si sottolinea come il divario numerico non sia giustificabile solo con l’aumento dell’audience, e si chiede all’EBU-UER una revisione dei dati.

RTVE si dice preoccupata per “l’influenza politica su un evento culturale”, soprattutto alla luce del risultato della propria rappresentante, Melody, classificatasi penultima nonostante il sostegno della giuria. Il messaggio è chiaro: servono regole più solide per garantire la neutralità del concorso.

La polemica non si ferma al televoto. Durante la finale, RTVE ha trasmesso un messaggio in sovrimpressione: “Quando i diritti umani sono in pericolo, il silenzio non è un’opzione. Pace e giustizia per la Palestina.” Una presa di posizione netta che ha provocato la reazione dell’EBU-UER, con minacce di sanzioni per violazione della regola contro i contenuti politici.

Il governo spagnolo, attraverso il presidente Pedro Sánchez, ha rincarato la dose: “Se alla Russia è stato impedito di partecipare all’Eurovision Song Contest dopo l’invasione dell’Ucraina, non si capisce perché Israele possa continuare a farlo. Non possiamo accettare doppi standard, nemmeno nella cultura.”

RTVE ha inoltre fatto sapere che altre emittenti europee, non ancora nominate ufficialmente, sarebbero pronte ad unirsi alla richiesta di revisione. Tra i Paesi che hanno assegnato punteggi elevati a Israele ci sono anche Irlanda e Slovenia, anch’essi caratterizzati da posizioni critiche verso la guerra in Gaza.

La polemica, dunque, è tutt’altro che chiusa. Mentre l’Eurovision Song Contet si conferma uno degli eventi televisivi più seguiti e discussi al mondo, la sua vocazione apolitica viene messa ancora una volta in discussione da uno scenario geopolitico sempre più complesso.

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